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venerdì 27 aprile 2012

Paolo ai Prati di Pocol


Paolo, per me, è sempre stato l'unico cugino, di non so che grado per l'anagrafe, ma di primo per il cuore. Era un giamburrasca fatto e vestito, col pallino degli animali. In garage, a casa sua a Castel di Decima, teneva in gabbie e gabbiette uno zoo di lucertole, rospi, bisce, pipistrelli. Inseparabile il cane Axel.  Quando, ad anni alterni, veniva, d'estate, a Cala dei Gigli, restava tutto il santo giorno sul pontile a pescare. Solo, bruciato dal sale, felice. Più che un cugino, Paolo era il fratello piccolo che mi mancava allo scialo di famiglia. Sua madre, un poco come se fosse mia. Era, la zia Beatrice, la mia madrina di battesimo: cuciva come un angelo, aveva modi svelti, quasi bruschi e i capelli corvini, corti, tutti spazzolati all'indietro in una foggia antica e moderna insieme che non ha cambiato mai.
Con lui e lei, per molti anni, andai dieci giorni a Cortina in settimana bianca. Il viaggio per conquistare le Cinque Torri e l'appartamento in Corso Italia era eterno e fatto a bordo di un asfittico Ford transit diesel, color verde drago, che la zia guidava come se fosse una smilza Cinquecento. Partivamo baciati dal sole, arrivavamo con la notte a farci da mantello. I monti ci stringevano nel loro abbraccio freddo, di porporina. Con noi, anche lo zio, indecifrabile, e l'altro figlio, buono buono, tutto suo padre, che, per me, erano e restano pianeti di un'altra galassia.
Ora un ricordo vivido. Sciamo, io e Paolo solamente, concluse le lezioni, liberi dal maestro Mario, ai Prati di Pocol ed è già quasi sera, la pista di ghiaccio e cunette. "Fermiamoci", propongo, ma Paolo niente, afferra il sellino rosso dello skilift che pare una linguaccia e siamo di nuovo in cima. Scendiamo a tutta birra. Paolo mi scodinzola appresso. Ogni tanto, mi allunga una bacchettata o mi taglia la pista, obbligandomi a frenate e sobbalzi. Cado, mi rialzo, tutta neve. Lui: ha, ha ha. Riprendiamo l'acchiapparella tronca, il cuore in balzo. Mi sta dietro, Paolo, mi urla, ride,   mi giro,  lo colpisco forte con la mia bacchetta destra. Un incisivo più corto, mi pare proprio il destro, è ancora oggi il  biglietto da visita di un certo esimio dottore fiscalista internazionale con studio con vista a Milano. Un mio grazioso dono...

1 commento:

  1. AH AH !! un modo come un altro per non farsi dimenticare no? Buona domenica.

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