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venerdì 13 aprile 2012

Nuvolari con la corona in testa

Me ne andavo, in questa mattina romana in pianto di pioggia e cielo bianco, a riportare alla Biblioteca Rispoli un libro di Francisco de Quevedo, che doveva tornare a tempo debito nello scaffale suo. Scendevo, dunque, giù per la scalinata di Magnanapoli, orfana dell'ospedale delle bambole dove avevo fatto ricoverare, a suo tempo, la mia Barbie Malibu: saluto San Pietro stilita e un poco, Dio mi perdoni, usurpatore sulla colonna Traiana, costeggio il serpente di taxi bianchi che ha per capo piazza Venezia ed eccomi, una volta riuscita l'impresa di tagliar la piazza in due sulle strisce pedonali, eccomi, dicevo,  all'ombra della via del Plebiscito, lì dove un gran portone color crema, che par squillare in pompa magna, annuncia il Palazzo Grazioli  dove un tempo vivevano, appunto, i Grazioli e ora Silvio Berlusconi. Proseguo diritta per la mia strada, senza far caso alla fermata d'autobus che c'era e non c'è più quando odo alle mie spalle un grido di ragazzo: "Aspetti, principe!"
Principe, mi dico, e mi volto come una pera a guardarmi alle spalle, certa di trovare un destriero bianco, che ne so, un cappello con le piume. Due scarpette di seta. Evvia, un principe. Invece, mi giro, e che cosa vedo? Un cinqecentino rosso, in atto di cercar la precedenza, mordendo il freno e la prima. un macinino  piccolo così che pare una coccinella e fa pensare a Super Pippo,  pronto a svicolar nel traffico. Guardo meglio. Dentro, piegato in due come una camicia fresca di lavanderia, non c'è il principe azzurro, ma un gran pezzo di gigante con i capelli bianchi: un principe sprint, moderno, contemporaneo, con lo chic antico, però, di guidar con eleganza non una smart blu notte, che so, una di quelle macchine che paiono dar del voi e sono bisbetiche e dal cuore di plastica,  ma una Cinquecento color rosso spento, opaca, allegra, perfino sorridente. E antica oramai come i quattroquarti del suo Nuvolari con la corona in testa...

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