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martedì 10 aprile 2012

Notte di San Lorenzo


La memoria mia, silenziosa, prudente,  ha la grazia di un principessa di sangue che sa ricevere e dare, con la naturalezza di un fiore che sboccia. A volte, se chiudo gli occhi, mi viene a trovare; altre volte, sorda, imbronciata, se ne sta sulle sue, un poco offesa per il peso del mondo che le schiaccia le ali, le arrochisce la voce, le sgualcisce il vestito semplice, di cotonina rosa. Ieri, ad esempio, me ne ero andata, a braccetto col mondo, in uno dei miei - e oramai un poco anche vostri - vagabondaggi romani, in cerca di un acciarino che facesse brillare la fiamma, come nella favola del tavolino magico. Camminavo, sola soletta, a capo chino, le orecchie penzoloni, perché non sempre (e vale certo anche per me) lo sguardo è di spada e ci sono giorni in cui ci si fa piccoli, umili, creature di fango, pronte a ricominciar daccapo perché tutto par niente. Camminavo, dunque,  un poco immusonita, nel labirinto dei miei percome, in cerca del filo d'Arianna, quando mi sento afferrar per un braccio: "Non ci credo, Ester!", fa una voce che riconoscerei tra mille, tale e quale agli occhi celesti, spalancati come d'orrore, che si ficcan, mio malgrado, nei miei. Mi sento invitare per un caffè. Vado, non vado, vado. La trappola dell'antica consuetudine è già scattata e lei, la mia conoscente, giornalista, con un grado sulla fronte del suo giornale alla moda, e già entrata in un bar che è sgabuzzino sulla Via di San Martino ai Monti.
"Stavo andando a Santa Pudenziana...", dico io tanto per rompere il ghiaccio, ma lei chissenefrega. Il ghiaccio è già bell'e rotto, io annegata nella corrente di nomi e cognomi.. Mi parla di tizio e di caio, questo è così, quell'altro è sposato con lei e lui con l'altra e via così in un dagospia minore, d'ambiente mediatico, che mi fa venir l'otite all'orecchio. D'un tratto, silenzio. E: "Lo sai che Vincenzo si è sposato con una tale e quale a te?". La mia memoria mi fa indossare una gonna rosa e, d'un tratto, lui, Vincenzo, torna vivo nei bronci, nei litigi, nei silenzi tra noi Una volta, dal Tg1 che leggeva per tutti e anche per me, mi aveva salutato alla maniera nostra, sotto le stelle cadenti di San Lorenzo.. "Ma come...?", balbetto. Ma quella, di pietra, va avanti per le strade sociali sue ed è già ora di salutarsi. Proseguo verso Santa Pudenziana, con lo zaino di lui a pesare sul cuore, e mentre sono lì, grigia d'umore, alzo lo sguardo all'abside dove splende, negli ori e nei lapislazzuli un Cristo Pantocrator, e vedo, la vedo, tutta per me, piccola così, con due zampette di stecco e un'aureola solare torno torno al becco, l'araba fenice: il mio risveglio. Intanto una bambina, col dito puntato, al pennuto magico (che ha veduto anche lei...) dice: "Mamma, guarda l'araba felice!".

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