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giovedì 19 aprile 2012

Jovanotti in salsa cinese



Qualche sera fa sono andata, in allegra compagnia (si fa per dire) dei miei Ponti, piccoli e grandi, al ristorante cinese di Viale Marco Polo, dove le porzioni sono generose, il gusto bizzarro e pochi gli euro da lasciare sul piattino, cosa che non guasta mai. Si parlava, intorno a un tavolo ben rotondo, del più e del meno, in una polifonia di voci che andavano dal timbro argentino dei bambini al roco spinto di chi oramai si spinge quasi sulla frontiera dei Sessanta. E parla di qui e chiacchiera di lì, ecco che, non so come né perché, viene fuori il nome di Jovanotti.
Mentre uno dei Ponti grandi, mangiando uno spring roll, si rammaricava perché i biglietti del concerto del nostro eran belli che finiti e che gran peccato, a me picchiò forte in capo il ricordo del “mio” Jovanotti. Lavoravo, allora – quasi trent'anni fa - in un piccolo settimanale per teen ager che si intitolava Hallò (mi pare con la “a”, ma mica sono più sicura...) e doveva far dormire su spine e ricci di mare il concorrente che si chiamava Cioè. Un pomeriggio, all'imbrunire, fui chiamata dal direttore del periodico che era (qualcuno forse ricorderà i suoi baffi e la bombetta londinese) Michael Pergolani. Entro nel suo ufficio e un tipo, un amico suo, un agente discografico, che portava – e spero per lui che porti ancora - il cognome di una famosa battaglia napoleonica, mi allunga un foglio e una mano e dice, ridendo: “Fammi trenta righe di editoriale su questo scocciatore...” Un sorriso a chi indovina il nome dello scocciatore.

1 commento:

  1. .....ummmh....sono indecisa tra Mario del Monaco e Luciano Pavarotti :)) mi sorridi lo stesso?

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