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lunedì 30 aprile 2012

Domenica a Porta Portese


Ieri mattina (domenica) eccomi, all'aria acerba del mattino, in un autobus che per nome ha, al posto di un numero, una lettera dell'alfabeto, pigiata tra sardine umane, in direzione Porta Portese. Non ci andavo da anni, credo, almeno due o forse anche quattro di malinconia. Il mercato mi sorride nel ponentino romano, dandomi un benvenuto allegro, tutto suo, con gli stracci a un euro, le perle di fiume di Bologna distese sui banchi come svenute a spazzolare i sanpietrini, i birigigattolai, accaldati e con la noia in bocca, a mostrar la loro merce polverosa in canestri, scatole di cartone o sparpagliata, come conchiglie sulla spiaggia.. Snaso tra i banchi con quella mia curiosità antica,  a caccia di ricordi che sono spina dorsale della vita mia. E trovo, voltando le spalle a troppe cineserie, prima una Amy Holly Hobbie , vestita di verdino, color serpe chiaro divenuto oramai grigio fumo di Londra e poi un fiammiferino molliccio, che però ha perduto troppi dei suoi granellini bianchi a fargli da corpo ed è diventato così, secco secco, che fa tristezza anche toccarlo.... Sicché procedo senza aprire il borsellino. E arrivo in coda alla strada dove, durante la settimana, dormicchia la sede della Casagit. Finalmente, proprio in capo alla via, trovo sulla mia sinistra un banchetto di cartoleria antiquaria.  Mi perdo tra pennini e squadre in legno, quaderni di trent'anni fa (che acquisto), cartoline di donnine nude e sexy dell'epoca della mia (adorata) nonna Stella. E d'un tratto lo vedo: un temperamatite in stile cinese: una bimbetta paffuta mi bacia col sorriso, seduta su un cavalluccio color albicocca. E mentre io la guardo come perduta in sogno, ecco rifiorire un ricordo vivido. Nello sgabuzzino dei giochi, penisola minore del saloncino di casa di Vivian Salini, su una mensola o forse su  una pedana di cemento, non ricordo, c'era una collezione di temperini in stile mandarino Non ne fotografo uno in particolare, forse un cigno mi par di rammentare, ma il colpo d'occhio sì, quello mi arriva addosso: una ventata colorata d'allegria in Porta Portese.. Forse, chissà, la collezione è perduta, dispersa dalla vita che incalza e, a volte, strozza la poesia. Ma oggi tutti quei temperini perduti rivivono, caldi, nella mia memoria; tutti quanti  gli altri a respirare in questa mia bimbetta cinese, in sella al  suo destriero che non mi degna di uno sguardo, in buona compagnia...

1 commento:

  1. Sai, anche io adoro i mercatini delle pulci. Sembra, ma davvero, di ritrovare non so chè di perduto. Pensa, io una volta trovai una giara con inciso un cognome uguale al mio, e con il nome del paese e una data...del 1800. L'avrei comprata se non avessero chiesto 600 euro...Ho immaginato un mio antenato che attingeva l'olio con un mestolo di legno, e mi sono sentita di diritto in questo mondo.. :)

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