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lunedì 2 aprile 2012

Angeli e Nasoni



Per me le fontanelle romane - nasoni e mostre papali - sono tutte quante figlie dell'anima. Le cerco, piccole e grandi, importanti e silenti,  nelle mie passeggiate arrotolate, in giro per la città. Più che la Fontana di Trevi, devo dirlo, mi piacciono le sue sorelline minori, quelle che paiono neppure esserci e che parlano solo con le acque loro, senza statue e vezzi e bronzi e marmi...
Dietro gli archi di Via Veneto, ad esempio, ho scoperto, perché da rabdomante mi faccio guidar dal destino mio, una fontanina solitaria, che spilla la sua rugiada dalle mura Aureliane. Piccola com'è porta l'aulico nome di Fons Ludovisia e sono sicura che, di notte, la sua ninfa, nel traffico pazzo del rientro, quando le anime al volante paiono tornar bambine, ritrova la strada di casa e il suo Numa Pompilio...
Domenica scorsa, mentre passeggiavo con un'amica piena di parole e di guai, sul dorso scuro dell'Esquilino, che era, ai tempi di Augusto, un gran cimitero per liberti, mi sono sentita chiamare.  A sinistra, il fianco musone di Santa Maria Maggiore, davanti lo scorcio di Santa Prassede, sulla sinistra, come affluente della Via Merulana, una viuzza d'ombra che porta, gentile, il nome della zia, sorella e perpetua di Don Domè, che tirò su Dolores Prato a Treja...
Mi giro, capo e cuore, e vedo, d lato, lì dove la strada poggia la testa per riposarsi prima di perdersi nella lontananza incendiata dal tramonto, un angioletto, un cherubino, che, dalle labbra sue, bianche, di marmo, fa uscire un getto d'acqua cristallina. E mentre la mia amica continuava, bontà sua, a spandere parole al vento indifferente del mondo, con la speranza, vana, che qualcuno ( a parte me) la udisse, io, con la mia bottiglietta, raccoglievo l'acqua che è preziosa e umile e vita e con un sorriso ringraziavo il mio angelo custode...

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