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mercoledì 21 marzo 2012

Tavolara, Molara e le altre isole mie





Quando avevo tre anni, mio padre, che amava il mare come Ulisse e che aveva il pallino della bellezza, comperò per quattro soldi un pezzo di terra in Sardegna e ci costruì sopra una casa di calce, cotto e mattoni. La villa di Cala dei Gigli, allungata sulla collina come una bandiera distesa ad asciugare su un cespuglio, guardava spavalda verso il mare e si lasciava accarezzare la testa dal vento di ponente. Sue, e poi mie, le tante isole vicine e lontane perdute all'orizzonte, divenute, in anni, approdi per infinite gite in barca della famiglia Ponti. La più vicina, un'isoletta piatta, color antracite, che pareva un capodoglio rovesciato si chiamava Cana Ci s'andava di rado e solo a cercare le chiocciole di mare, esche per le lenze e per le canne da pesca. Più in là, a guardar dritto davanti, ecco l'isola Rossa, Sembrava un drago cinese, con le fauci spalancate; un drago, color corallo sbiadito, fatto roccia per chissà quale arcana maledizione marina. Il drago non c'era verso di conquistarlo. Impossibile attraccare per via della rabbia delle onde a battere sui denti rossi...
Più in là, verso Sud, persa tra le correnti, come la coccia di un mezz'uovo rovesciato, Molara, un nome da dente, ma fiorita di ginepri, olivastri, lentischi e leggende. Ci era stato esiliato, mille anni e più fa, un certo Papa Ponziano e chissà perché... Una chiesetta romita lo testimoniava, ma io non la vidi mai, solo sognata... A un tiro di sasso da Molara, c'era “Il Fico”, una mousse alla nocciola, in testa un alberello che sventolava come una piuma all'aria. Raggiungevamo a nuoto il Fico per usarlo come trampolino per infiniti tuffi a bomba o a candela. A Molarotto, andavano soltanto i pescatori subacquei. Lo vedevo da lontano, un fungo azzurrino, colorato di lontananza. C'erano anche, ma a Settentrione, l'isola Piana e quella verde, che mi sono sempre state antipatiche come chi ti guarda dall'alto del suo trono.
Regina delle isole era e resta Tavolara. Rosa e celeste come i vestitini delle mie bambole Lisa e Lucia. Mi conquistò da subito. Io la conquistai molti anni dopo, salendo su su, in vetta, fino a Punta Cannone. Da lassù, non c'erano più Ponti né Salini. Solo mare, cielo e terra.

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