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giovedì 8 marzo 2012

Le mimose di Ester

Se vado a ritroso nel tempo del cuore - che non conta mesi né settimane né giorni - ma solo un infinito di anima, ritrovo (in questo giorno di mimose e di marzo che è delle donne) Nanni, che fu non soltanto il mio primo, grande amore, ma anche il ponte sull'abisso che percorsi, a piedi leggeri, con la consapevolezza di una crisalide e una benda a coprir gli occhi, e che mi catapultò, si può ben dire, dal Mater Dei al mondo. Brusco risveglio per me, cresciuta con il basco penitente a far ombra al naso, abituata a crollare in inchinetto davanti alle sister e a credere, ohimè, nelle categorie del bene e del male che allora erano ancora sane ( o forse lo sognavo solamente...) e che ora, di certo, sono mescolate a dorso rosso e blu, come si fa con le carte di due mazzi per giocare, metti caso, a scala quaranta.
Quello per Nanni fu, per me, amore e sfida. Amore, perché di lui amavo proprio tutto, anche il naso grande, che parevano due, e che era sempre in sinusite e voltaren. E sfida perché il passato suo (di cui preferisco tenere al caldo i particolari che sono, per me, dolore di ricordo) pesava e molto sulla vita nostra quotidiana. A un certo punto, passati i primi anni, indigeribili per mia madre, che mi voleva sposa giovinetta con un doppio cognome e magari anche un blasone da sventolar in faccia alle amiche dell'Inner Wheel, me ne andai via con il mio Nanni, in blue jeans, in sella a un boxer blu. Divisi con Nanni, per molti mesi e forse un anno - ora non lo rammento più - un monolocale, alto e buio su Piazza Navona, di cui ho chiaro, guardate un po' che roba, solo il ricordo del bagno, che era color erba bagnata, con su una carta da parati che pareva un germogliar di bosco e che mi innamorava...
Camminavo, dunque, con Nanni, sull'abisso, nel sublime, in equilibrio di puri sentimenti soltanto, noi due allacciati in un pasticcio rosa. E caddi in un giorno d'estate per il capriccio del caso che si diverte a fare il giocoliere con il nostro destino. Bastarono due frasi, due frasi appena, di una delle tante pettegole che si incontrano per via: "Con Nanni D:? Chi, quello che è stato con Ester M. un mese fa?" Il bello è - a ripensarci adesso mi vien quasi da ridere (ma allora, certo, no...) - che questa signorina qui, bionda come me, faceva lo stesso mio mestiere e portava anche il mio stesso nome, tale e quale! Ora la ringrazio con un bell'inchino e le mando - in ritardo di trent'anni - un bel mazzo di mimose gialle perché mi fece, senza saperlo, cader dal pero, indicandomi la mia strada nuova...

1 commento:

  1. ...si le merita le mimose :) perchè non tutti trovano il cartello che indica la strada giusta.

    Anche se...probabilmente le giornaliste bionde che si chiamano Ester erano la passione del tuo nasone e lui le voleva ..collezionare. :)

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