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sabato 10 marzo 2012

Gli angeli di Raffaello al Vaticano

Me ne ero andata, una mattina in cui il cielo pareva una gioia alata d'angeli, a seguir la visita guidata - organizzata da una professoressa di una certa università romana - alle stanze di Raffaello in Vaticano. L'appuntamento, nell'arioso atrio all'ombra delle mura vaticane; io, nel via vai frenetico di gran turismo culturale, giravo il naso a seguir gruppi e scolaresche, ingolosita anche dai souvenir del negozietto (dove comperai un segnalibro con su un angelo musicante di Melozzo...), mentre la professoressa si dava un gran daffare con una certa dirigente del museo, d'una eleganza da vetrina di Max Mara, per organizzare una mostra o che so io che cosa d'altro mai. Una volta radunato il gruppo ben colorato, speziato, proveniente dai quattro angoli del mondo, capisco perché la mia Beatrice in quel paradiso d'arte e d'angeli, poco prima, aveva sospirato: "Oh quant'è difficile mettere un poco di sale umanista e di pepe rinascimentale in cima alle Ande e sul tropico del Capricorno...".
Gambe in spalle e si parte. Attraversiamo lunghi corridoi pieni di tutto e poi il cortile della Pigna e ancora e ancora, al trotto, senza avere il tempo di trovar sulle mappe geografiche distese lungo le pareti il paesino sabino di Monte Santa Maria dove, una decina d'anni fa, ho comprato,  una casina in piazzetta... Niente, via, via, ché poi, se il tempo rimane, si può anche buttare un occhio alla Sistina!
Ed eccoci nelle stanze che furono di quel gran Papa guerriero, amico di Michelangelo, che fu Giulio II, eccoci nella stanza della Segnatura, di fronte alla scuola d'Atene, con al centro Platone che indica il cielo e Aristotele la terra. E mentre la mia professoressa si perde nel gioco delle identificazioni, tra Parmenide ed Eraclito, tra le imperiali geometrie architettoniche e il cielo, io (che questo giochino l'ho fatto quando studiavo ai tempi miei della Sapienza, sul mitico Argan...) mi avvicino a scrutare con i miei occhi nuovi e anche il terzo occhio ben aperto il grande affresco. E li vedo, i miei angeli, quelli che poco prima mi salutavano dal cielo; li vedo, bianchi e biondi, sguardo di neve, che mi fissano dalla parete. Sono tre, in fila, perduti nel gruppo di sapienti alla sinistra: un puttino, un bimbo e un adolescente. Tutti e tre sono lì per sempre a testimoniare, tra codesta umana sapienza, l'eterno mistero della vita e del mondo...
http://it.wikipedia.org/wiki/Stanze_di_Raffaello

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http://esterponti.blogspot.it/2011/04/gli-occhietti-di-lorenzo-lotto.html

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