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giovedì 1 marzo 2012

Gemelle all'Istituto Mater Dei

Al primo piano del palazzo d'ocra e ombra che ospitava l'Istituto Mater Dei, sentinella sul gomito della Salita di San Sebastianello, si apriva sulla destra un portoncino di legno buio, oltre il quale, in uno stanzino caldo, baciato dal sole, che doveva essere il matroneo della cappella, c'erano sempre, come il giorno segue alla notte, sister Paolina e sister Addolorata, le suore portinaie. Tutte due piccole di statura, gli occhiali sul naso, l'abito blu e nero lindo di semplicità, non potevano  essere, nel viso e nei modi, più diverse. La prima, Paolina, con un nome candido, da stender col bucato, aveva però scritta nella faccia di luna piena e in quei pochi capelli di stoppa grigia in fuga dal velo, la determinazione e un piglio selvatico che si palesava anche soltanto nel gesto brusco con cui si affacciava al portoncino e chiedere, con voce roca, chi è; la seconda, sempre un passo indietro, era Addolorata di nome e anche di fatto: pallida, pelle di crema, un faccino lungo e smunto, non parlava quasi mai. A me bambina faceva un poco paura la prima e innamorava la seconda, che avrei voluto per nonna e che forse, ora lo so, neppure seppe mai che esistevo anche io...
Tra i compiti solenni delle sister portiere, che facevano la guardia alla scuola tenendo sempre il portoncino aperto sulle scale, c'era quello di suonare le campanelle che chiamavano per nome le consorelle. Din-don-din-din... Ogni sister aveva il suo  codice in doremi, tradotto in un alfabeto morse di scampanellii che, alla bisogna, riempivano cortile, aule e cuore. Nel silenzio delle mattine d'oro, noi chine sui banchi,  si inseguivano, lì fuori, gli squilli d'argento a ricamare il cielo di  armonie celesti. Solo le sister custodivano il mistero di quelle sequele angeliche. A noi bambine restava l'alfabeto muto che, declinato in velocità, con gesti e smorfie, ci trasformava in altrettante scimmie..
Solo qualche anno fa, parlando con la sister direttrice (senza più abito né velo) seppi che sister Paolina e sister Addolorata, morte oramai da tempo, erano gemelle e quando, salutate le sister rimaste, uscii nel cortile morto anche lui, lo giuro, le vidi, le mie due sister portiere, le vidi andare via, accompagnate dal tintinnar delle campanelle, le vidi senza bagagli, uguali uguali, spiriti nudi. Finalmente gemelle.
Ho trovato questa bellissima foto (di Sister Addolorata sull'estrema destra e di Sister Paolina, sull'estrema sinistra) in una pubblicazione che racconta i cent'anni dell'istituto Mater Dei di PIazza di Spagna. Userò altre foto perché è bello far vivere quei tempi e quei ricordi con il bsco in testa...

5 commenti:

  1. Il mio ricordo del Mater Dei è più lontano, ma il volto diafano di Sister Lupita, l'economa, che ci accoglieva sulla soglia della Direzione con il suo Good Morning appena sussurrato è rimasto impresso nel mio cuore. E che dire di Sister Saint Paul che andava in giro per le aule con il suo medaglione con la scritta "Sono Matta" che noi le avevamo regalato.Poi come per incanto, il mondo si fermava al rintocco della campana di mezzogiorno e tutto l'istituto recitava l'Angelus. Un mondo lontano, diverso da quello a cui ormai siamo abituati.

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  2. Grazie Maria Lilia! Noi del Mater Dei portiamo ancora oggi, per così dire, il basco in testa!

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  3. Per caso, girando in rete, ho letto i vostri ricordi, che sono anche i miei, nitidi come se appena vissuti. Sister Saint Paul era unica! Vi ha mai messo all'angolo con il grembiule in testa? Che risate! Grazie!

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  4. Sì, sì, Sister Saint Paul, (sospiro mio di delizia e rimpianto) ci inseguiva con un righello da sarta, ruvida come carta crespa e dentro un ovetto di cioccolata... Ciao Francesca! Ester

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