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martedì 6 marzo 2012

Buona primavera!

Quando l'aria prende a profumare di primavera e l'erba si colora del bianco tenero delle pratoline e del pallido azzurro dei nontiscordardime, a me piace, presto alla mattina, piantar la casa così com'è, con i letti arrotolati, i nidi di polvere, e il tavolo della cucina ancora caldo di colazione, e andarmene, con me stessa per mano, a Villa Aldobrandini, che è un terrazzo verde, affacciato sopra il nastro di Via Nazionale. E lì sedermi su una delle panchine smeraldine, con la seduta mozza, e rimanermene, con il naso al cielo, a sentire i  fischi, i trilli, i gorgheggi e  i chiurli dei tanti uccelli che la popolano, in una vita segreta, che guarda dall'alto, basita e incantata, il viavai pazzo di Via Nazionale. Per strada, laggiù, il mondo, i passanti affaccendati, le automobili in corsa, il movimento, a volte insensato, della modernità; lassù, la vita vera, che si consuma lenta tutta presa com'è, con gran silente serietà, a pettinare il cielo con le fronde di una palma, alta, sottile, in dondolio perenne, tra il volo ricamato dei merli...
Me ne stavo, dunque, lì da sola una mattina qualsiasi, forse di giovedì, perduta, come spesso mi capita, nei casi miei che non sono mica tutti belli e rosa e stirati coll'appretto da Madama Fortuna - di grazia, nossignore! - e, annusando i l vento, pensavo, ripensavo, rigiravo la frittata, squadravo le idee, cercavo di metter pace ai miei furori. Ma dovevo aver di certo un'aria bighellona, perché, ecco appressarsi un tipo segaligno, di una certa età, in cappello borsalino (di cui si è perduta la matrice) e loden verde stinto (che mi ricordava quello del mio papà).
"Posso? Disturbo?", fa lui,  cortese, si siede e prende a sfogliare un giornale  di economia. "Oh no, si figuri",  rispondo, ipocrita, e taccio, cercando di riprendere il filo del mio vagare. Passa un minuto, ne passa un altro e lui: "Ma che roba!" E attacca un  sermone sulle liberalizzazioni. Mi spiega che lui parla a ragion veduta, essendo per l'appunto, avvocato, iscritto come si deve all'ordine suo. Io sorrido. Non l'avessi mai fatto! Ogni notizia un commento. Una mitragliatrice di oh-uh-ah e ha-ha-ha. Io, paziente, ogni tanto annuisco e mi schiarisco la gola ed eccomi inciampar nelle parole sue, i miei pensieri in alto mare, gli occhi bassi. Embè? Direte voi. Ci arrivo, ci arrivo, pazienza. Da quella prospettiva, raso terra, con lo sguardo infilato tra un cespuglio e la ringhiera della terrazzata sul piazzale di Magnanapoli, d'un tratto lo vidi! Vidi il gran cavallo bronzeo di Vittorio Enanuele II  lasciare il Vittoriano e incedere maestoso sul tetto di un gran palazzo romano color gianduia chiaro e allora al mio omino in loden dissi, tutta sorriso: "Grazie!" e lui - meschino - pensò, di certo, che lo ringraziassi per la lezione sulle liberalizzazioni...

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