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domenica 12 febbraio 2012

Una strega calabrese



Ogni martedì e giovedì, prima che la Mimma diventasse una di famiglia, a fare i servizi in casa veniva una certa Caterina che, per via delle sue radici calabresi, si era guadagnata, chissà poi perché, il raddoppio di tutte le consonati del nome. E dunque era “la Catterrinna”. Questa Caterina qui, nera pece, con il naso che le pioveva sul mento, a me pareva una fattucchiera. Pasticciava con erbe e unguenti e in tasca, cascasse il mondo, aveva sempre un mazzo di tarocchi che era pronta a sciorinare sul tavolo e due chicchi di sale grosso buoni, diceva lei, per scacciare il maluocchio. Generosa di carte, avara di parole. Gli occhi di pepe parlavano…

Un giorno si presentò con due delle tre figliole. Non ricordo i volti delle bambine, che erano più o meno coetanee mie, ma i loro nomi sì che li ricordo. Eccome, La più grande si chiamava Selene, Trigonella la minore. Nomi da friggere in padella per Regina, nomi che a me, invece, restarono cuciti all’anima. Molti anni più tardi seppi che Selene era la Luna. Trigonella restò un mistero finché un pomeriggio d’inverno andai con marito, figlio e suocero a visitare l’orto botanico di Padova. Un luogo di silenzio, vuoto di gente, pieno di spirito silvano. Vidi la palma di Goethe, una verde vegliarda, vidi ciliegi giapponesi e, nelle serre dove si respirava vapore condensato, persino delle piante carnivore che mi parvero tali e quali alle loro sorelle... Ma fu tra le umili pianticelle officinali che ritrovai, con gran sorpresa, la mia Trigonella. Un fragile arabesco verde per streghe calabresi…


1 commento:

  1. fieno greco. :) dicono faccia bene per il diabete.....le streghe sono erboriste.

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