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giovedì 23 febbraio 2012

Prendiamoci un caffè

Una mia amica,  o meglio una conoscente (ché amica, si sa, è un parolone, da spendere con parsimonia in questo buffo mondo in maschera...), vabbè. Allora ricominciamo, una mia conoscente lavora in un negozio di vestiti: camice, abiti,  scialli e prendisole che paiono tutti quanti tagliati e cuciti dai sarti di Fantàsia per  silfidi, sirene, farfalle. Questa signora qui riesce a spacciar le cose sue, senza distinzione,  a dame e rane. E, nel vedermi in ammirazione, qualche aria se la dà...  Una bella mattina chiara di baleno, eccomi nel negozietto che s'apre su Via della Madonna dei Monti, dove lei è sibilla e imperatrice, dove i suoi stracci alla moda costano anche uno stipendio sano e dove mi trovo per il puro gusto di vedere come si fa a vendere ghiaccio agli eschimesi.
Verso le undici, quando il sole bacia la vetrina in quel nerume monticiano e noi due ce la passiamo in chiacchiera, la vedo: oddio, una cliente! Mentre la mia amica se ne sta come la papessa Giovanna, io in tremore: entra, non entra? La signora annusa la vetrina, sporge il naso a becco, ci guarda sospettosa, tentenna, tituba, tremola, ci fiuta, poi fa per  tirar diritto, tiro un sospiro. Uno, due passi eeee stop, marcia indietro, entra e, con uno sguardo corrucciato, abbraccia merce, vendeuse e negozio. La mia conoscente è in piedi e io ammiro il suo sorriso largo, i capelli imburrati, la lingua sciolta. "Buongiorno!", esclama, come se avesse liberato or ora sul pavimento un tappeto rosso. E l'altra fa, senza preludio, indicando una camicia con il collo mozzo alla cinese: "Quanto viene?". Risposta: "Signora, le starebbe un incanto, ma non sono mica sicura di avere la sua taglia. Mi faccia controllare, la prego, si accomodi...". E le porge la sua sedia ancora calda di didietro. Squilla il telefono, però, e la mia amica, la cornetta tra spalla e mento, furega distratta in un cassetto mentre la cliente, libera, tocca di qui, tocca di lì. Poi, però, eccola, è seduta! Presa all'amo, penso, il gioco è fatto. Infatti è tempo di convenevoli. Arrivederla, addio! La mia conoscente mi guarda, le gote accese, è già sotto l'arco di Tito! Ma, d'un tratto, il sorriso le smuore in gola. Un tramonto mesto, due passi, una cercatina:  oh signore, manca una sciarpa di seta, se l'è portata via la signora di prima,  patapunfete, giù per terra. La lezione è bell'e finita,  prendiamoci un caffè....

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