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venerdì 6 gennaio 2012

Maschi al Mater Dei

http://www.librinecessari.it/ Questo link porta dritto dritto alla libreria di Michelle, il rifugio della mia anima... 


Al Mater Dei fino a tutte le elementari,  erano ammessi  anche i maschi. Ovvio che fossero  pochissimi, come le tigri albine in India. In  classe mia erano tre. Il più alto - che aveva ben tre   nomi poiché difettava di cognomi - somigliava a  una meringa con una colata di cioccolata sul capo.  Fu il vento nella recita di quinta. Galoppava sul  palcoscenico, e si sbirciava di continuo le spalle  per assicurarsi che il manto nero (secondo sua   madre caratteristica del vento) si gonfiasse di   aria e d'allegria. Pencolava, invece, floscio come  uno straccio appeso...  Il secondo in ordine di altezza era biondo e magro e si dava molte arie perché aveva due Papi in famiglia.  Per me era il disgusto col caschetto del paggio Fernando: mi lasciava sulla spalliera del banco una  scogliera verdognola, frutto dei suoi  scavi nasali...
Piccolo, smilzo, bianco come un cencio, Federico  C. era l'ultimo e terzo maschio della classe. Non  parlava mai e portava sempre i pantaloni corti.  Anche d'inverno, col freddo e il gelo. Aveva un cognome che suonava come  un solido geometrico e sette sorelle, tutte di  luna e tutte acciughe al pari di lui. Io   pensavo che i C. fossero in miseria (forse perché non avevano abbastanza stoffa per coprir le ginocchia a Federico...) e li immaginavo a dormir tutti appallottolati, in un lettone, uno con i piedi dell'altro sul naso, come in un film di De Sica. Un giorno il   padre di una compagna, che declinava come un rosa  rosae le genealogie pontificie, fece giustizia:  "Tre a due!". Intendeva tre papi in famiglia. Tiè: in  quella di Federico...

                               

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