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domenica 29 gennaio 2012

Io Tarzan, tu Jane

http://www.flamencoflores.it/ : per imparare da Lisa, a Roma, l'arte flamenca...

Ho un'amica che è una ballerina di flamenco. Come fa il sapateado lei, con due occhi neri che paiono fare il tacco punta pure loro, mentre ti bruciano l'anima dal palco, non ho mai visto nessun'altra. Neanche a Siviglia, ve lo giuro, dove andai proprio con lei (in arte Lisa Flores), ancora in erba di braceado e sevillana, forse trent'anni fa che, a me, nella memoria paiono ieri. Della città bianca, addormentata lungo il Guadalquivir, immersa in un fiato di calore che pareva scioglierti anche il pensiero, ricordo la stanzetta al piano terra di una bella casa con patio e fontanella nel barrio di Santa Cruz, dove dormivano e vivevamo prigioniere fino al pomeriggio, Lisa e io, per combattere i quaranta e tanti gradi quotidiani. Fu lei, più esperta, a scegliere la tana dabbasso, perché io, per me, avrei preso la camera vetrata all'attico che guardava in faccia il sole e, da su in giù, il dedalo di viuzze sivigliane. Fossimo finite lassù (per il capriccio estetico della sottoscritta) a squagliarci di caldo, forse oggi neppure scriverei questo blog di storie tragicomiche e lascerei in santa pace amici e sconosciuti..
Tant'è. Lisa aveva un fidanzato gitano, bello come un  bronzo attico, il quale, a sua volta, aveva un fratello gemello che era (secondo me) tanto brutto e sgradevole e pure antipatico quanto il primo era un adone. Una sera, il bello e il brutto, che erano gemelli come Esaù e Giacobbe, decisero di portar le due turiste, cioè noialtre, a vedere la mosquita di Cordova. Partiamo in un macinino con tosse e asma, sotto un cielo turchino appena lavato da cherubini e serafini, i  gemelli persi  nel cante jondo, io nella campagna brulla d'Andalusia, fatta, mi pareva, di gobbe spelate di cammello. Cordova ci diede il suo benvenuto di muri a calce e ciclamini rosa e il giorno passò al galoppo. Quando la luna prese a fare in cielo la rivista dei pipistrelli, ecco arrivare il tempo romantico dell'amore. Il bel gemello e la mia amica si baciavano in una piazza vuota, un quadretto da pro loco. E io? Io, dietro di loro, ma a distanza, con quel Serafin del menga appresso; io a bocca cucita, nel forno della stufa. D'un tratto mi sento afferrar la mano e odo un sibilo nell'orecchio: “Yo soy un hombre, tu eres una mujer, entonce que?”. Già, grazie mille, e allora? Fu Lisa, con grazia flamenca, a salvarmi dall'imbroglio e io, ridendo, fuori dalla giungla.

1 commento:

  1. ....Se lo sapessi fare ....fischierei. Scampato pericolo. :)) Come sempre la tua simpatia emerge dalle piccole cose più impensate.

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