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sabato 28 gennaio 2012

Una messa particolare

Io, con questa crisi, condita appena da un filo d'olio di speranza la quale, come si sa, non è merce da riempirci il frigorifero, ho imparato a far mille mestieri per sfrangiare le spese. Mi faccio, ad esempio, da me i colpi di sole, con una certa polverina bianca mescolata a un paciugo lattiginoso al puzzo d'ossigeno. Ho imparato a far rigar dritto gli sciacquoni di casa: il Catis (salendo, due piedi, sul lavandino e infilando il naso lassù) e il Geberit (ficcando una mano fino a farmi male in quei meccanismi contorti per pulir via il calcare che è sempre, come si sa, lui il colpevole...). E so anche dipingere di bianco i muri della cucina, arrampicandomi su una scala, a  naso e a testa girata, cosa che mi fa guardar il mondo a zampe all'aria, al contrario, da sopra in giù, come se fossi Dio...
Proprio per acquistare da Leroy Merlin, che fiorisce, verde com'è, in un centro commerciale ai confini della città, l'occorrente per travestirmi da imbianchina, eccomi, una bella domenica mattina, di cielo trasparente e azzurro, al volante della mia Cinquecento bianca,  modello vecchia frontiera, talmente vecchia che mia madre, ogni volta che ci vediamo, parte da Adamo ed Eva per tentare di convincermi a cambiare automobile dicendo, con aria di nulla: "Ho visto l'ultimo modello di Panda, è davvero graziosa, piccola, spaziosa, colorata..." e via così in un arrotolarsi di concetti (che paiono uno spot) condivisibili per carità, ma che su di me han l'effetto di una pioggia improvvisa quando non si ha l'ombrello.
Andavo dunque a comperar pennelli, lavabile, pennellesse, rulli e catini quando mi venne in mente che in casa mancava la frutta e anche qualcosa d'altro che ora non rammento e così decisi di fare il giro largo e di fare un salto all'Auchan, dove due piani di mercanzie fan contenti grandi e piccini. Il carrello non lo prendo, ché tanto non mi occorre, mi dico e sto per entrare nel magazzino quando mi si avvicina un tipo rotondo, giulivo, tutto quanto in primavera e mi fa: "Signora mia, ma non si rende conto, lei fa tardi alla messa! Qui all'Auchan cominciava alla dieci in punto e sono passate le undici e lei mi pare anche piena di sonno e un poco per traverso... Che mi combina, bella signora!", disse con due mani in preghiera a rimbalzar dal mento alle ginocchia.. Poi sogghignò e disegnando in aria un semicerchio, con le dita a ventaglio, mi mostrò i fedeli del nuovo culto: famiglie e singoli, e gruppi di ragazze e vecchi e bambolini e persino i bebè. Tutti quanti, in processione, come seguendo il drappo e la statua di San Verecondo. Quando mi girai daccapo, voltando le spalle al fiume, il mio amico rotondo non c'era più e io entrai nel Tempio.. 

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