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sabato 21 gennaio 2012

Cappuccetto Rosso e il lupo

Oggi che il cielo  sembra uscito dal pennello di Andrea Mantegna in color lapislazzulo chiaro e che, di grazia, non bisogna far le corse per mettere il cappello alla giornata, mi è tornata in mente una certa storia tragicomica la quale mi fu raccontata a suo tempo da un collega che mi era allora vicino e ora non più. Protagonista è una certa signorina di nome Patrizia, una bellezza tascabile, con occhi neri, lucenti e capelli corvini, forte soltanto della sua determinazione  e del lume in cervello, che le aveva aperto la porta di una piccola redazione romana dove svolgeva, con ammirazione di tutti, il suo compito di segretaria, s'intende appunto di redazione. Menabò, bozze, tagli bassi, occhielli erano pane e cacio per lei che, svelta al par di una i, trottolava dalla scrivania sua alla stanza del direttore a quella dove i grafici s'inventavano l'impaginazione e poi giù nel sancta sanctorum degli editori, padre e figlio, detti, senza scherzi, Puzzo e Puzzissimo... Senza tema di nulla, con la grazia del popolo.
Questa Patrizia qua, che viveva sulla Tuscolana, con quattro sorelle e i genitori, aveva il fidanzatino già pronto alle nozze. Era questi un Renzo Tramaglino al quale mancava il cappello per mostrar bene al mondo il sempliciotto che era: un tipo buono, affidabile, da sposare di corsa perché tra i suoi più e i meno, la somma faceva sempre  conto paro e assai sopra lo zero.... Ma la nostra Patrizia, ahimè, ingolosita e direi pure inquinata da certi giornalisti che paiono chissà che e non lo sono davvero, cominciò a sentirsi stretta tra le braccia di colui e prese a far la civetta con questo e con quello. Capitò a fagiolo, neanche a farlo apposta, un tipo bislungo e nero di capo, che schifava il mondo per fingersi poeta. E Patrizia, innocente (ma, come vedrete, senza esagerare), sembrò cader nella sua tela. Bisognava cucinarlo in salsa piccante quel guastabignè d'un poetastro che pensava di papparsi il bocconcino! Ma il nostro Rodolfo Valentino, travestito da pipistrello,  non aveva fatto bene  i suoi conti e Patrizia del latinorum suo, sotto sotto, non sapeva che farsene perché quando lui la invitò ad uscire disse, come facevano un tempo i bravi genitori: "Ma, dimmi, hai intenzioni serie?" E lui, il lupaccio, che di intenzioni tutt'altro che serie ne aveva una canestra piena, prese a balbettare, facendo un gran minestrone di verbi e complementi. La nostra Cappuccetto rosso fiutò il pericolo . E così, a Dio piacendo, il lupo rimase a muso asciutto e lei, due anni dopo, sposò il suo Tramaglino che le diede due figlioli e, forse (ma questo non lo so) uno spicchio di luna di felicità...

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