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lunedì 26 dicembre 2011

Vacanze a Cortina d'Ampezzo


Per le vacanze di Natale, un anno del Secolo scorso, che si perde nel ricordo in una nebbia ardente, i gemelli convinsero mio padre – che si metteva di traverso, colonna infame, alle loro fantasie - a prendere a pigione una zimmer colma di letti soffici di piumini fioriti, perduta sulle balze di neve di Cortina d’Ampezzo. Loro dormivano lì, uno in capo all’altro, in un ruzzolo di piume. I Salini, ognuno con una stanza sua, in una villa di candore, che portava, vezzosa, il nome di “I Cirmoli” e guardava dall’alto dei suoi gloriosi pini, Chiesa e Corso d’Italia, dove, proprio in coda, al numero tal dei tali, dormivo io, ospite nell’appartamento della zia Bì e delle sue sorelle, tutte quante cugine di secondo grado di mia madre. Al mattino, con sci e scarponi a nolo –  e con sospiri – ero  ai Prati di Pocol, a far curve e “stencristagna” come chiamavo io lo spazzaneve che si chiudeva a sci pari in curva; al pomeriggio, da Lovat a mettere il becco in un buon cioccolato caldo e a mangiar due krapfen, insieme ai gemelli e ai Salini e siccome ognuno ha la natura che si ritrova e non può farci granché se non ringraziare il Padreterno di esistere, ecco che cosa accadeva, ogni santo pomeriggio, in quell’antico anno che si difendeva dal gelo con sciarpa e passamontagna. Entravamo, Ponti e Salini, ad occupar nella pasticceria un tavolino intero. Poi si consumavano le delizie al cioccolato e marmellata. Infine, nel sacco risate e parole, si usciva nel freddo, ma prima, uno dei Salini, Luca, lasciava, alzandosi, un’abbondante mancia che veniva, cascasse il mondo, intascata subito dopo dal Salini successivo. Io osservavo la scena, mutola, i gemelli non s’accorgevano di nulla, presi com’erano a lumar le pupe e a darsi arie di bellocci. Oggi e domani, passan dieci giorni e sempre la stessa storia. Finché un giorno, la cameriera che aveva preso nota del rituale sul taccuino della sua memoria, appena vide che Luca si alzava dopo aver lasciato il guiderdone, fu lesta a strappar, con una piroetta della mano destra, il piattino dalle grinfie dell’altro Salini. E negli occhi di lei, che mi sorrisero d’intesa, vidi un bel tiè profumato di strudel e cannella. Il Salini rapace a bocca asciutta...

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