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martedì 6 dicembre 2011

Stella di Natale

Se strizzo gli occhi forte e cerco di accendere il lucignolo dei miei natali passati, solo un ricordo mi pare sottolineato dallo stabilo boss giallo neon che trovavo, bambina, da D'Antimi, la cartoleria vicino casa, dove mio padre aveva il conto e io l'eden di penne, gomme, taccuini e quadernetti. Un ricordo e niente più. Sono piccola di sette anni, credo, e sono a Sangiuliano da nonna Stella, davanti al povero presepe suo abitato da tre pastori in croce, con le loro belle pecorelle bianche a cavacecio, da un gallo a far chicchirichì  e con su un cielo stellato, attaccato sghembo al muro con lo scotch,  pronto a cadere in testa al Bambinello.
Cantiamo, i fratelli, la nonna ed io in quella notte nera nera e tanto silenziosa che par di udir nell'aria il fiato di Dio. Mi pareva uno sproposito, ma in quella notte un po' speciale perché si andava a dormir tardi, con le taparelle agli occhi, Gesù Bambino non si chiamava più così ma prendeva il nome di Israello e, senza niente da mangiare (mentre noi avevamo il panettone) scendeva, manco a dirlo, dai campi del ciel e dalle stelle... Canto, dunque, e non guardo, come i miei fratelli, i pacchetti  rossi e verdi che fan da tappeto al tavolino del presepe, misero mondo. Gli occhi miei arditi fuggono attraverso la porta finestra che fa da confine al giardino e si perdono nei lumi del firmamento. Mi trovo naso a naso con una stella lucente, una sola, e in lei mi perdo come nella mia buona stella. Ma dovevo ben avere la faccia da grulla, con gli occhi fissi alla pece, e la bocca spalancata  a far entrar le mosche...
Ricaddi dai miei astri, dunque, come un sacco pieno di patate, quando uno dei gemelli mi scosse forte per le spalle e mi alitò nell'orecchio: "Ma che ti sei incantata! A boccona! Guarda che noi scartiamo già i regali!" Per aspera ad astra.

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