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lunedì 12 dicembre 2011

Figurine Disney



Quando ero piccola io, un milione di anni fa, non  c'erano videogiochi, chat, carte magic. Ma le   figurine, per Bacco, quelle sì, quelle c'erano! I  maschi facevano l'album dei calciatori; le femmine quelli degli animali e, più avanti, i Disney. Le figurine - anzi le "figu" come le chiamavamo noi -  si comperavano a pacchetti, al prezzo di 50 lire  l'uno. Quelle primitive, i dinosauri, dovevano   essere spalmate di colla sul dorso prima di coricarsi al posto loro nell'album. Più avanti si   fecero moderne e autoadesive. Si guadagnò tempo,  la poesia volò via dalla finestra ariosa del progresso... Alla domenica, prima di comperare il pollo arrosto da Di Pietro alla Piramide, andavo all'edicola con   mio padre: "Mille lire", dicevo in codice. Poco  dopo sventolavo venti pacchetti pieni di felicità:   la fregola di aprirli, la figurina "rara", che mi  balzava addosso, schiacciandomi l'occhiolino... Lo scambio, a scuola, avveniva così. Il venditore   reggeva il mazzetto con la mano sinistra e con la  destra lo sfogliava, "figu" per "figu". Il compratore recitava il mantra: "Ce l'ho, ce l'ho,  mi manca...". Poi le parti si invertivano. Il   mondo figu finì alle medie. Stringevo tra pollice  e indice un "Eta Beta", come se avessi in mano la   prima edizione del "Porto sepolto" di Ungaretti,       mi avvicinai alla Berti, vorace e appassionata  come me. "Ce l'hai?", le chiesi. Neppure mi  rispose.

Nella foto non ci sono figurine, ma le mie bennibookbags, custodie per i libri affinché non si sciupino nel trambusto di borse, sacchi e zaini.

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