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giovedì 8 dicembre 2011

Matilde degli spiriti


 La zia Matilde, occhi di risciacquo, celestini,  bistrati all'egiziana, era cugina di secondo grado  di mio padre. Di rado veniva a trovarci, scortata  dai due figlioli che si somigliavano come  l'inverno e l'estate. Secco, allampanato, cupo il  maggiore; un'esplosione di vita bionda grano il minore. La zia Matilde, che si diceva poetessa,  dirigeva una rivista letteraria dal titolo pomposo  di "Areopago ateniese". A ogni visita cercava di spacciare un abbonamento a mio padre che,   cresciuto a pane e lumi, rifiutava. "Sarà per  un'altra volta...", sorrideva lei, senza  scomporsi. Filosofa e poetessa.  Ma zia Matilda, oltre a scrivere poesie e a far da editrice a una banda di sconclusionati con l'uzzolo dell'arte, parlava  anche con i morti. Una volta mio padre, durante  una delle rare  visite di lei, stufo di sentir racconti   di spiriti e fantasmi, si alzò in piedi e, ritto, impalato, sbottò: "Anche io parlo  con gli spiriti. Albannotte, Sussurrino,  Carcassanno, io vi evoco, rispondete...". Lei,  niente, zitta e mosca, con l'aria di una che si  sta limando le unghie. Mio padre, rosso in faccia,   continuava la sua tiritera. D'un tratto, un quadro  precipitò a terra con gran schianto.  "Dicevi?", fece la zia Matilde, alzando, come se niente fosse,  i suoi  occhi di acqua azzurra.

                               

1 commento:

  1. ....:)) sicuramente è stato Carcassano a far cadere il quadro.
    Ultimamente fai prima prima tu a pubblicare un post che io un commento...però leggo tutto è?
    E complimenti per la produzione degna di una cinesina. :)

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