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martedì 13 dicembre 2011

Aspirapolvere d'Australia


A Sydney, in una casa bianca che pare fatta di panna montata, seduta su una collina alta su Double bay, abita un certo Mister Barnie, di professione medico, padre di cinque figlioli che adesso, anche loro, son padri e madri e forse, chi lo sa, financo nonni. Quando lo conobbi io, questo Mister Barnie qui, era un giovanotto alto, biondo, con due spazzolini di baffi a solleticare il labbro superiore, e un bastone con pomo dorato a far da terza gamba; pareva proprio un pavoncello inglese spiaggiato, suo malgrado, da Sir James Cook, in Australia. Se qualcosa gli piaceva un frego ed era pronto a stappare in segreto lo spumante, pronunciava a labbra diacce, senza sorridere punto un: "It's quite agreeable...". Teneva i figli piccoli a distanza, invocando il diritto alla privacy che allora, per me, era una parola misteriosa, ma che doveva farsi, molti anni dopo, legge italiana... Ci riuscì con i bimbi ancora piccoli, ai quali proibiva l'ingresso nelle due stanze sue, con un "Vi suggerisco di andare a giocare in giardino" e quelli, monelli, via al galoppo; molto meno quando gli agnellini spigarono nel loro metro e ottanta e si fecero ragazzi, grandi e grossi e brufolosi, a metter tende pigre qui e lì per la casa. Mister Barnie durò fatica a resistere e dovette far molte deroghe in salsa australiana ai suoi modi assai british.

Ma se una cosa non gli andava a genio, aveva un modo tutto suo per opporvisi. Una sera, tanto per cogliere una ciliegia a caso, noialtri facevamo baldoria a casa sua, occupando salone, studio e sancta sanctorum, ignari del fatto che lui, Mister Barnie ,se ne stava, proprio allora, seduto sulla sponda del letto, in frittura, pronto alla vittoria. Che arrivò puntuale come l'abitudine e proprio mentre Agnes, una delle figlie, era lì lì per baciare, finalmente, il suo Oliver. Emerse dal nulla il nostro eroe, con la vestaglia tartan allacciata in vita, la retina nera per tener fermi i capelli di notte e i piedi incappucciati in un bel paio di pantofole turchine. Entrò e tirò fuori la sua arma. E mentre noi ragazzi, increduli (Agnes e Oliver, di gesso...), lo guardavamo come fosse il fantasma di Banquo, lui - vruuum vruuuuuum - si mise, senza dir a né ba, a passar l'aspirapolvere sui tappeti e sotto il divano, poi si girò, con gli occhi di vetro, e, rivolgendosi a Oliver, disse: "Sono certo che non ti dispiacerà alzarmi il sofa. Ci sono delle briciole.". E Oliver,  piantata in asso Agnes, ubbidì...

1 commento:

  1. eh eh!! L'aspirapolvere meglio del soffiatore per fare spazio...:))

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