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venerdì 16 dicembre 2011

Primavera a Grottaferrata

I nonni paterni avevano comperato a Grottaferrata sui Castelli romani, un bocconcello di un casolare bianco, con un allegro porticato in pietra serena, color grigio argento, che danzava tutt'intorno alla casa e faceva la riverenza al giardino e, più in là, oltre un cancello di ferro squillante di verde smeraldo, all'orto che era tutto quanto segreto e riposto e timido, circondato com'era da  pini e cipressi. Grottaferrata, poco amata da mia nonna Lisa detta non so perché Giovanotta, era invece il regno di sua sorella Cecilia, detta dai più Cilia, ma che mio padre chiamava, con l'amore di un figlio, Cillì.
Cillì, con i suoi capelli tinti di color ciclamino, le gonne di lana grigia strette alla vita, si faceva fata e regina in un mio privato sortilegio bambino. La seguivo passo passo nei suoi vagabondaggi tra i fiori del giardino che pareva conoscere uno per uno, come fossero tanti fratelli. Mi indicava questa e quella pianticela con il nome suo proprio e lei, la piantina, pareva sorridere d'incanto, come al tocco di una bacchetta magica. D'inverno, era caccia ai ciclamini, che coloravano di lillà gli angoli più ombrosi dell'orto; di primavera, violette viola e gialle per riempire la nostra solitudine...
Un mazzo d'anni e via. E' pomeriggio, il sole riempie d'arancio il cielo e mio padre sta trattando la vendita di Grottaferrata a beneficio della villa romana. Ci sono io e c'è Cillì, piena di primavere, ma ancora alta e sottile come quand'era ragazza. Lei, sola, si aggira per il giardino. Io, imbarbita, in un canto, fredda come un sasso ad aspettare lei che saluta la terra e lui che la vende. D'un tratto Cillì mi chiama con quel diminutivo, Rina, che usava lei sola e con mio gran scorno e fastidio. Abituata a obbedir tacendo, spazzato via il gregge dei pensieri rannuvolati miei, fui da lei in un balzo. E vidi, proprio al confine tra il giardino e l'orto, lì dove si ergeva un piccolo terrapieno, una primula gialla, tenera, fresca, ricamata di sole. La vidi e sentii, per l'ultima volta, la voce della mia Cillì: "E' primavera!".

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