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venerdì 11 novembre 2011

Ufo e fantasmi

Un giorno - dovevo avere sett'anni al più -  insieme a nonna Stella vidi, ma senza scherzi, un disco volante. Era un coso triste, color senape o fungo, che non somigliava affatto alle navicelle spaziali brillanti, argentate, tutte lucine dei film americani. Era atterrato non so come, elefante come si ritrovava, nel giardinetto racchio seduto sotto alla finestra della cucina. Un triste mistero. Che aria mesta aveva! Pareva un piede infilato in una scarpa di tre numeri più piccola. "Nonna, guarda!", esplosi io. Lei stava soffiandosi il naso (che piangeva la sua bella gocciola di scoramento), si affacciò alla finestra e con la stessa voce con cui avrebbe annunciato che pioveva, disse: "Toh, c'è un disco volante!" Quando mi fece posto al davanzale, l'ufo non c'era più. Nonna Stella si asciugava il naso, come niente fosse.
Quella sera, con un gomitolo di eccitazione in gola che si srotolava in parole al vento, raccontai a madre e fratelli ciò che avevo visto. Risate in ovatta dei fratelli. Mia madre, sui carboni di brace. "Nonna - uggiolai - diglielo anche tu...". "Che cosa, bambina mia?", domandò asciugandosi il naso. Il gallo cantò tre volte: tradimento. Sentii un nocciolo di albicocca a far su e giù in trachea e gli occhi che sciacquavano nei lucciconi. "Ha la malinconia!", sentenziò mia madre e, detto fatto, fui portata di sopra e messa a letto, con tè e fette biscottate. Quella notte mi parve di vedere anche un fantasma: nonna Stella che mi chiedeva scusa

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