Pagine

sabato 5 novembre 2011

Tutankamen comunista

Quando ero piccola io, il politicamente corretto dormiva ancora il sonno dei giusti e così  i calzolai erano "ciabattini", gli operatori ecologici  "mondezzari" e le donne di servizio eran chiamate "serve", senza tanti salamelecchi. A pensarci oggi che i ciechi sono non vedenti e i portatori di handicap diversamente abili, pare un assurdo come cercar di stirare il mare, eppure allora era così e non ci si pensava su poi tanto. La lingua, sciolta, arrotolava  parole in forma di verità, frecce senza fronzoli, falpalà o raccordi anulari di avverbi e participi. Roba da indicativo declinato al trapassato remoto, roba morta e sepolta come, mettiamo, la retorica di Cornelia e dei suoi gioielli. Così pensavo anche io, finché non sono capitata per caso in una certa casa di campagna abitata da un "comunista", condito in salsa toscana. Sì, avete letto bene, questo simpatico pezzo di storia sulla cinquantina si professava e si professa, con gran dignità, l'ultimo dei comunisti. Confondo la sua faccia, ora che ci penso, con quella di Lenin, di Togliatti, di Che Guevara, e di quel gran barbone di Marx, forse perché tutta la compagnia è viva e fresca  a casa sua.
E dunque un giorno piovoso di marzo, di pochi anni fa, per una serie di casualità al pomodoro, eccomi a prendere il caffè nella casetta arrampicata su un costone di tufo della maremma laziale di proprietà del nostro amico comunista. Lo sguardo mio al verde della vallata , in mano la tazzina del caffè, nelle orecchie la voce di lui che scandisce i ritmi a me arcinoti della polemica antisistema. Ci sono cose che penso anche io, altre che mi fanno tremare i polsi. E siccome farfarello ci mette sempre il suo zampetto dispettoso, il polso mi trema per davvero e la tazzina, sciaff, in mille pezzi sul cotto color terre di Siena. "Ha uno straccio?", chiedo e strizzo gli occhi per non vedere il guaio, mentre le guance, lo sento, si vestono di rosso. E lui che rincorreva la DDR e aveva fatto marcia indietro, a bocca sciolta, fino alla Comune di Parigi, mi fa con quella sua parlata risciacquata in Arno: "'Un ti crucciare, sennò icchè ci sta affare la serva".  Tutankamen altro che comunista.

Nessun commento:

Posta un commento