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venerdì 25 novembre 2011

Tradimenti alla Camomilla

Francesca G., detta laG, era, senza confronti, la più carina della classe, e per di più lo sapeva. Aveva un naso piccolo piccolo, girato all'insu e dei capelli color castagna e noce, senza doppie punte, che le toccavano il didietro, gli occhi erano scuri e un poco piccoli, ma questi sono dettagli che nell'insieme fan la fine delle briciole sul piatto. Il Mater Dei, a lei che veniva dal Sacro Cuore di Trinità dei Monti, stava stretto e così pure, lo dovevo capir con gli anni, la casa dei suoi genitori che pure era all'attico, in una delle piazze di Roma sparita dove ancora adesso si vendono certe vecchie stampe che mi innamoravano e mi innamorano... Lei, laG, non si perdeva nei sogni, quelli li lasciava tutti a me. Quando era ancora bimba e ancora alle elementari, pensate un poco, si accapigliò e punto e a capo con una compagna ricca di cognomi e alta e grossa da fare un poco paura, che era allora sua amica inseparabile nonché adoratrice. Furente di gelosia, la tradita -  perché laG, la traditrice, si accompagnava da giorni con un'altra tizia che era bellina, ma non tanto, e ricca e soprattutto sorella di un bellissimo  - si inviperì e le urlò per dispetto: "Sposerai un panettiere!". Lo sposò il suo panettiere laG, ma non era propriamente il fornaio sotto casa...
Ma riavvolgiamo il filo e siamo ancora al ginnasio, in divisa e coda di cavallo. LaG, un fiore. Fuori dal portone del Mater Dei,  con gran noia delle sister, aspettavano, seduti in grandi macchine argentate e nere (che di marca facevano Bmw)  tutti i suoi molti adoratori (uno scialo di cognomi e ricchezze) che non l'ammiravano solo per l'avvenenza ma anche per quel certo non so ché che fa la differenza tra la bella e il mito. Anche l'abito fa il monaco. E laG lo sapeva benissimo. Così, oltre ad essere un bocconcino al miele, vestiva all'ultimo grido. Quando, ad esempio, andava la borsa di Camomilla, lei, zacchete, ne aveva subito due e una era persino l'introvabile bianca a righe viola, proprio quella che avrei voluta io (e non solo io...) e che non ebbi mai.
Se chiudo gli occhi la vedo ancora, la mia G. La vedo che cammina con quell'aria da "sto arrivando srotolate il tappeto rosso!", vedo la borsa di Camomilla che, ballonzolando, dice al mondo:"Sono qui con la mia bella tra le belle, e voi no, pappappero."; la vedo, la mia G., come fosse allora, con la maglietta rosa di Linealei che ha un ricamo di Sangallo giro giro intorno allo scollo a far da corolla alla rosa del viso. LaG... E vedo anche me che le trotterello accanto, in funzione, non si sa mica bene perché, di dama di compagnia, con la mia brutta borsa di Gigi Porcelli, il bauletto blu e celestino in stile finto Louis Vuitton che ha accompagnato la mia adolescenza e che ora, a dire il vero, mi manca come Carosello.
Camminiamo, io e lei, valvassora e valvassina, per Piazza di Spagna, tra le macchine d'argento e  nere abitate, per me, da esseri celesti,  numi di altre galassie, titani inarrivabili. D'un tratto, mentre lei si perde a chiacchierare con uno di quegli astri, io mi sento tirare per un braccio, mi volto e incontro lo sguardo di un altro dei suoi che, uscito dalla macchina, non è mica poi tanto diverso dai comuni mortali.  Mi guarda, lo guardo e lui mi fa: "Bada che tu sei molto più carina di lei!". Il traditore.

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