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martedì 22 novembre 2011

Dal Mater Dei al Visconti

In quinto ginnasio, insieme con le signorine un poco snob del Sacro Cuore, orfane del classico e obbligate -con gran scorno loro - a scender  le rampe della scalinata di Piazza di Spagna, fino al pianoterra del Mater Dei, giunse ad insegnarci Tucidide, Manzoni e Orazio,  una professoressa  ricciuta, appena sbocciata, che doveva avere una manciata d'anni più di noi. Si chiamava Paola N. Con lei, invece di studiar - che so - Giosuè Carducci (che pure ho amato e amo nei cipressetti suoi) andammo a furegar nelle soffitte della poesia  e a pescare, tra tanti, un certo Sergio Corazzini che è un piccolo poeta crepuscolare noto, forse, soltanto alla mia Paola. Che lo amava come fosse stato un fratellino minore. Io, tutta cuore per la Paola e lei lo stesso per me. Seppi, già maturata e universitaria, che aveva chiamato Ester, come me, la sua seconda figlia. Ma questo avvenne dopo e bisogna andar con ordine per non perdere il filo d'Arianna. In primo liceo, buonanotte ai sonatori, col magone, fui costretta a salutarla, lei già col piancione..
Gli anni corrono al trotto, in sella a Pegaso alato, sono donna fatta e madre di un ragazzo che deve passar, di balzo, dalle medie alle superiori. Voi non ci crederete, perché sembra una storia al botulino, di quelle da comperare chiavi in mano al supermercato, non ci crederete, dicevo, ma proprio al Visconti - il liceo classico che vive nelle stanze che furono un tempo Collegio romano dei padri gesuiti - insegna oggi proprio la mia Paola! Scoprirlo con le diavolerie moderne, un clic senza nemmen prezzemolo. Così, un bel giorno di marzo, in piedi con l'usignolo, scendo, tutta fuoco, giù per la scalinatella di Magnanapoli per arrivare al Plebiscito e svoltare su Via della Gatta (dove saluto, come sono sempre usa fare, la gatta sul tetto che scotta di Palazzo Grazioli...). Poi, salutata a mia volta dai draghetti boncompagni, entro nel cortile del Visconti e attendo che la mia arrivi  in biblioteca per l'ora del colloquio con i genitori. Aspetto, con il cuore in un vassoio. D'un tratto la vedo che scende lo scalone di marmo, con gli stessi capelli ricciuti e lo sguardo distratto dei timidi che aveva allora e che ha covato con gli anni. Le vado incontro per offrirle il mio ricordo all'umor di lucciconi e lei, guardandomi in tralice, mi domanda a bruciapelo: "Mi scusi, lei è la mamma di?" Puntini di sospensione. Vabbè, comunque a me Sergio Corazzini mette un gran sonno e preferisco mille e più volte, tanto per fare un esempio, "Davanti San Guido" del buon Giosuè Carducci...

1 commento:

  1. ...lei era già donna e tu ancora bambina....forse eri cambiata...? :(

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