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domenica 27 novembre 2011

La dichiarazione d'amore di un avvocato


I miei genitori, ragazzi, si incontrarono per caso lungo il nastro di spiaggia senza fine di Lignano sabbiadoro. Lei diciottenne, friulana, orfana di padre, con capelli alla maschietto quando tutte le altre dormivano con i rolli o portavano pettinature che parevano di zucchero filato, era ospite di certi zii materni pieni zeppi di figlioli che uno più uno meno che fa. Lui romano, ventenne o giù di lì, vanto di mamma sua, studiava da avvocato con medaglie e coppe già in tasca. Era ospite anche lui di una zia materna che figlioli non ne aveva proprio. Mia madre che vedeva come fumo nel naso il rientro nel casolare  friulano, fece di tutto per farlo innamorare. E lui si innamorò. Ma si sa la lontananza è come un ventaccio di prua. Sicché dopo un candido filarino estivo, tornatosene a Roma, mio padre, dimentico e pieno di sogni nel capo, alla bella friulana mandò una scarna cartolina appena. E più niente. Lei neanche quella. Non so se fu il nulla di lei o se fu qualcosa d'altro che mosse il ricordo, ma mesi più tardi eccolo picchiare all'uscio  di San Giuliano, con mia nonna  a guardarlo con certi occhiacci, lei che lo reputò un ladro da allora e per sempre.
Un giorno mia madre mi mostrò la cartolina, figlia unica del loro incontro d'amore. Sul dritto, il ghirigoro alla panna che è la cupola di Sant'Ivo alla Sapienza. Sul rovescio, solo una frase: “Stai gioconda”. La dichiarazione d'amore di un avvocato...

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