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venerdì 18 novembre 2011

Il sonno dei Lincei

Un giorno, in sella al mio Ciao bianco, che era snello come una bicicletta e svelto come il cavallo di Lucky Luke, mi recai alla conferenza stampa di un certo professore americano che doveva ricevere un gran premio in porpora e oro all'Accademia dei Lincei. Per chi non lo sapesse, perdonatemi la parentesi, in questa accademia di linci (nel senso che son uomini e donne dal lume acceso che guardano oltre l'orizzonte conosciuto) si contano soltanto emeriti cervelloni in uniforme intellettuale. La sede, e passo a chiudere la parentesi, è un gioiello di villino cinquecentesco, detto La Farnesina, proprietà un tempo del banchiere fiorentino Agostino Chigi, che, come tutti sanno, presta il suo nome a un palazzo politico, centrale e sempre in prima pagina. Nel suo fratello campagnolo, addormentato vicino al biondo fiume, affrescato da Raffaello e dalla sua scuola con i frutti e i fiori del nuovo mondo, pascola - oggi come ieri -  il fior fiore del nostro sapere.
Ma torniamo a far un passo del gambero e siamo di nuovo al giorno della premiazione che mi vede, giovanissima cronista in motorino, indegnamente mescolata a tutto quel sapientume. Mi accomodo, sentendomi come Pelle d'Asino alla corte del Re Sole, sulla mia bella sedia di porpora e d'oro anche lei, e aspetto, in quel solenne tempio della sapienza, che la cerimonia cominci, con profluvio di inchini e cavalieri.
Parla questo e parla quello, in una litania un po' smorta, cinerina, al sapor di sonnifero. E la protagonista - mi par di vederla nel suo vestitino color porpora e oro -  è una certa mosca drosophila, cioè ghiotta di rugiada, che, dall'alto di tutto quel latinorum, si dà arie da gran signora, da mosca scienziata. Per l'occasione, nonostante il caldo estivo, le sorelle plebee del nostro linceo insetto se ne stanno zitte zitte a far da nei sulle pareti bianche... D'un tratto, mentre combatto il mio sbadiglio,  si odono fischi e sibili in platea. Mi volto e vedo i tre bambini del professore premiato,  ometti in giacca e papillon, in un arruffio di occhi cuciti e riccioli e teste crollate: dormono il sonno del giusto, alla faccia di madama drosophila e di tutta quella filosofia.

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