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venerdì 4 novembre 2011

Il mio Quinto Orazio Flacco




Ogni tanto mia madre mi presentava, come se fossero angiole dal ciel discese,  le figliole delle sue amiche o delle sue cugine. Ci piacevamo sempre, non so dire perché, come l’olio e l’acqua. Una volta, ma ero già ragazza, col ragazzo, e piena di sciocchezze vuote per il capo, mi portò in visita una certa Frederica che, con un nome tutto spine, mi fece antipatia fin da subito. Arrivò con sua madre, amica della mia, che aveva l’aria posata,  compita e servizievole in modo quasi fastidioso che hanno a volte le professoresse. Infatti lo era. Insegnava latino e greco alle superiori. Io e Frederica (che si chiamava così in onore di un certo filosofo tedesco…), mentre le mamme chiacchieravano in salotto con una tazza di tè in grembo, avremmo dovuto fare amicizia. Invece ci guardavamo in cagnesco, io seduta sulla sponda del letto, facevo yoga con i piedi; lei volgendomi le spalle, col capo piegato, fingeva di leggere, tutta interessata, le costole dei volumi in libreria. Lei e io: diverse come la luce e il buio. Lei, con i capelli corti e due occhi iracheni, seguiva le tracce di sua madre; io, bionda e immersa nell’amore, seguivo allora le impronte della mia. Con la coda dell’occhio spiavo l’orologio; lo stesso faceva lei. Un'agonia. Arrivò, vivaddio, l’ora dei saluti, e sua madre, neanche parlasse con una dodicenne, disse con una voce flautata: “Adesso, dobbiamo proprio andare perché Frederica ha un appuntamento con Orazio. Vero Frederica?”. E io, frescona: “Chi è, il suo cane?”. E dire che ero già in primo liceo classico...

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