Pagine

lunedì 17 ottobre 2011

Sogni e ballerine

Bisogna stare in guardia, con i figlioli, perché non si può mettere nello zaino loro la zavorra dei sogni nostri andati a remengo e squadernati e lasciati lì, a sonnecchiare, nel giorno per giorno quotidiano, come paternoster poco sentiti. Un giorno, metti caso che nasce il primo figlio, ed ecco quei sogni lì tornar vivi, a colori, prepotenti come tanti galletti nell'aia.  Poni il caso che uno, da bambino, sognava di suonare il pianoforte e mamma era invece per la scherma o il tennis o vattelapesca qualcosa d'altro, e misteriosamente l'erede - suo malgrado - si vede iscritto al conservatorio. E se prova, nmeschino, a protestare, a dire che, bè, in effetti, a lui sarebbe piaciuto, più che pigiar tasti, che so, far destri e battute sul campo color creta di Siena, il genitore, offeso, sente quasi uno schiaffo sulla guancia: l'ingrato...
Detto in quattro parole, una cosa simile successe a Sofia  (che ho incontrato, ormai ventiduenne, per caso proprio oggi mentre tornava dall'Università). Questa ragazzina qui, la prima figlia della mia amica del mare, bionda, alta,  con il disegno nel cuore e un fisico  da giocatrice di basket, fu iscritta, pupa di cinque anni, da sua madre (che, da piccola era cresciuta a pane e Carla Fracci) alla scuola di Mimma Testa che allora, a Roma, era la migliore. Al saggio finale del suo primo anno fui invitata anche io che figli non ne avevo. Ebbi così la ventura di vedere l'infelicità vestita da ballerina. Stretta nelle mezzepunte, con un pippi da fungo che arrivava fin sulle poltroncine amaranto della platea, Sofia scoppiava di bellezza con la crocchia stretta sulla nuca e la coroncina di fiori a farle un sentierino rosa sulla fronte. Ma ballare, quella era un'altra religione.
Un pomeriggio di quei lontani tempi là, Silvia mi chiese per favore di accompagnar la figlia a danza che lei non so quale impiccio aveva per le mani. Acconsentii, a malincuore, e mi incamminai con la bambina, borsone in spalla, che pareva tutta quanta colorata di nero. A un certo punto, lascia la mia mano e la vedo che schizza via, sulle strisce, senza guardare, come le avevo detto, a sinistra e a destra, come dicendo no-no.  "Sofia!", grido. E lei, voltandosi di scatto: "Meglio sotto una macchina che a danza". Sì, bisogna stare attenti...  

1 commento:

  1. eh...per fortuna i figli non sono nostre riproduzioni esatte..di ognuno di noi basta e avanza un esemplare :)

    RispondiElimina