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mercoledì 5 ottobre 2011

Merdaf, il Lhasa Apso



Un bel giorno di tanti anni fa arrivò a mia madre, dritto da Harrods a Londra, un Lhasa Apso, dono di mio padre a lei, la Regina. Era questo cagnolino qui un cosino peloso, color caffelatte, con gli occhi di pepe nascosti da una frangetta di cioccolata, e una coda arricciolata che, nel camminare, si agitava tutta come se danzasse... Era un cosettino, dicevo, alto un soldo di cacio, d'accordo, ma vantava un pedigree lungo da qui fin lì, con avoli che, fate voi, potevano aver combattuto tra i piedi di Nelson nella battaglia di Trafalgar. Il cagnolino, che mi cucii subito all'anima, si chiamò Benji come il protagonista di una storia di animali firmata da Enyd Blyton che allora, bambina, contavo tra le mie scrittrici preferite. Ma Benji aristocratico nelle parentele, in linea verticale, era uno zingaro in quella orizzontale, uno sbrendolino che te lo raccomando. Portarlo a spasso era un'agonia, che ogni puzza spalmata per la via era sua. E tirava, tirava al guinzaglio come un forsennato, puntando sul selciato zampe, muso e cuore. Hai voglia a chiamarlo, a blandirlo, a tirare anche tu... Per andare alla piazzetta, mettiamo, a comperare il latte (cosa che facevo di solito con lui) ci si poteva impiegare un'ora sana. Per riportarlo a casa, poi, erano dolori. Come se, giunto al cancello, gli mancassero l'aria e la libertà.
Un brutto giorno, sparì non si sa come. Io e mia madre percorremmo a piedi e in macchina tutte le strade intorno a Via Beccari e intorno intono e su e giù. I nostri biglietti di richiamo, con nome e cognome e numeri di telefono, restarono voce nel vento.
Mio padre, per consolar la sua Regina, acquistò un altro cane, un altro Lhasa Apso, ma questa volta, vivaddio, non andò a pescarlo nel gran negozio londinese che fa la riverenza alla Regina vera, quella d'Inghilterra. Guidò, più modestamente, fino ai Colli Albani, dove il cagnetto viveva, in un cascinale scalcinato, con papà mamma e fratelli. Il secondo Lhasa Apso di casa, che aveva la pelliccia bianca e d'argento, plebeo com'era, fu subito reso aristocratico dai Ponti grazie a un nome scespiriano, di nobiltà scozzese: McDuff. Prima che diventasse, più prosaicamente Mecki, giunse - quando l'estate cominciava a indossar guanti e sciarpa - da San Giuliano nonna Stella che non masticava neppure una parola d'inglese, e che commentò così il nome del nuovo venuto: "Ma Regina, Merdaf, che razza di nome...".


1 commento:

  1. ...Tenerissime le nonne! Io ho sentito una nonna che criticava i panini di Merdonald ...:))

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