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lunedì 10 ottobre 2011

La Cina è vicina

Il casolare color cipria di San Giuliano, dove viveva nonna Stella con la sua corte dei miracoli, tra le brume pordenonesi, era, per me bambina, la caverna di Aladino. Solo che non c'era bisogno dell'Apriti Sesamo per entrarci. Si picchiava con un batocchio a forma di muso di lupo ed ecco, dopo un gran sferragliare di dentro, comparire quella pigna rugosa del viso della Lilli, vestita di panno nero, sempre in grembiule: "Comandi?", diceva con la sua cantilena friulana e noi dentro, a rompicollo e su per le scalette che portavano in soffitta, tra ragni e spiriti...
Amavo la palma solitaria che dondolava la sua chioma africana in quella plaga del Nord. Mi lambiccavo il cervello a tentar di decifrare il fmeccanismo della meridiana che decorava la facciata rosa del casolare. Un mistero di ascisse e coordinate e soli e lune. In casa, la mia immagine mi balzava addoso dall'immenso specchio che faceva da parete di fondo al salone. Eccomi, sbiadita, tra macchie nere  e scrostature. Nonna Stella che aveva più buon gusto di un'imperatrice asburgo era, però, ordinata come il caos. Dentro i suoi cassetti un terremoto di carte, un brulicare di oggetti senza capo né coda. C'erano certe casette fatte di fiammiferi che mi innamoravano. Le portava ogni santissimo Natale una certa dama di San Vincenzo amica della nonna. Si seppe, molti anni dopo, che questa signora qui non era né una signora né una dama e aveva, invece, il marito truffatore in carcere...
Sul tavolo, in bella vista, la nonna teneva un'alzata cinese per torte, una cineseria dei primi del Novecento che io amavo per il suo rotodeggiare a dischi sempre più piccini, dichi che a volte si coloravano di caramelle.
Quando morì la nonna, non so per quali sentieri del destino, mi trovai l'alzata in casa mia. Un giorno un alto manager in grisaglie, un bancario o forse non so anche un banchiere, uno di quelli che giocano con i numeri e pigiando due tasti guadagnano spropositi, si trovò a prendere un caffè con l'alzata sul muso.
"Bella!", disse.
E io: "E' cinese".
"Ah, cinese...", osservò lui con un sospiro, come se fosse imbarazzato di stomaco.
Per lui, lo capii solo dopo, sono "made in China" anche i vasi Ming.

1 commento:

  1. il cervello di un bancario.....Dio lo riposi. In tutt'altre faccende affaccendato a queste cose è morto e sotterrato....:))

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