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mercoledì 19 ottobre 2011

I pugni in tasca


Tra i cinque Salini spiccava per bellezza il penultimo nato che si chiamava Giulio ed era di poco maggiore di Vivian. Bello anche da grande; da piccolo era un Sangiovannino che innamorava: occhi di fiordaliso, capelli color del sole, tutti ad anelli, gambette svelte sempre a inseguir farfalle e grilli. Divideva con Vivian una stanza con balconcino, proprio in testa alla casa, e dalla quale si potevano tirare i capelli ai pini marittimi diventati, con gli anni, ciclopi e titani. Salivo davvero di rado in quel sancta sanctorum. Lo facevo, a volte, all’ora in cui Giulio e Vivian ricevevano il vassoio della cena dei “piccoli”. Secondo le regole di casa Salini, infatti, i due figli minori, meschini, non potevano dividere il desco con il resto della famiglia, cioè con gli inarrivabili "grandi”. Consumavano il pasto in camera loro e buon viaggio. Guai a lasciare avanzi nel piatto! Ed ecco svelato il mistero della mia presenza clandestina: ero io che finivo le zucchine di Vivian (che lei odiava), ero sempre io che mangiavo i peperoni di Giulio (che lui odiava)...
Giulio fu protagonista di un episodio leggendario nella mitologia famigliare. Alla comunione di uno dei "grandi", con il giardino in ghingheri, eccolo, un broncio delle meraviglie, inamidato in una ridente camicetta con colletto rotondo, stirato in un paio di braghette azzurro pallido. Giulio, occhi negli occhi con gli occhiali dei suoi sandali neri... Mi pare ancora di vederlo, un cosino d’oro, im angioletto, con i riccioli a coprir le orecchie, i pugni in tasca, tutto muso. Ad un certo punto non so che fata primavera gli si avvicinò, e: “Come ti chiami bella bambina?”. "Giulio!”, ruggì lui, con un vocione di tenebra. Il piccolo Giulio, a braccetto col diavolo...

1 commento:

  1. avere un po' di tempo a disposizione e passarlo a leggere le tue "piccole" storie è veramente piacevole ;)

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