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sabato 29 ottobre 2011

Con buonapace dell'antropologia


In un mattino argentato, a Cala dei Gigli, quando il sole era ancora lì che si stropicciava gli occhi indeciso se sorgere a galla tra due colline, giunse in sella a un Ciao bianco, reso grigiastro dalla polvere della strada bianca che conduceva a casa nostra, un amico romano dei gemelli. Era un  loro compagno di scuola, un quindicenne smilzo, piccolo, biondo. Arrivò che noialtri facevamo colazione in veranda. Io, come sempre, seduta sul muretto di pietre, comodo come un letto di spine. Lui, l'ospite, fu fatto accomodare sulla sedia bianca di Reguitti che aveva anche un cuscino apposito...
Tra una fetta di pane abbrustolito e un sorso di caffelatte, l'ospite spiegò a mio padre - e a tutti noi - usi e costumi sardi. Aggiunse poi che, dopo un pisolino, sarebbe ripartito, zaino in spalla, per l'entroterra, visto che a lui spiagge e mare facevano un baffo. Vuoi mettere con i Mamuttones, gli Elias Portolu, i nuraghe di Tiscali!
 Mia madre, assai impressionata dal piccolo professore, gli preparò una stanza e lui, con un sorriso, sparì, inghiottito dalla pigrizia. Passa un'ora ne passa un'altra. Silenzio. Noi, tutti in spiaggia. Lui, beato, al teatro bianchini a letto sotto i cuscini. Verso le due di pomeriggio, dalla camera occupata dall'antropologo in erba giungevano solo fischi, snorti, sibili: il professore ronfava. A sera, la partenza fu rimandata; idem per il giorno dopo perché il cielo aveva indossato un'armatura di piombo; nisba anche per la mattina successiva che il Ciao non ne voleva sapere di partire. Pedala e pedala, quando finalmente il piccolo mezzo ruggì il suo fastidio, oddio, era troppo tardi... Il giorno dopo rimase a casa perché si era svegliato a mezzogiorno. Partire? Figuriamoci, con il sole che incoccia e abbrustolisce il cervello! E fu così che, metti burro e metti cacio, l'avventuroso ospite rimase in pianta stabile a casa nostra, tra mare e spiaggia. Con buonapace dell'antropologia.




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