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venerdì 23 settembre 2011

A Silvia

Ci sono certe signore - o signorine  tanto fa lo stesso - che hanno il gusto di  portar via alle altre gli uomini loro, solo per assaggiare un trionfo che dura quanto un fuoco di paglia . Come se, fra i galli nel pollaio, avessero sugo soltanto quelli con la chioccia e i pulcini in casa. Gli sposati, per queste donnine qui, sono una ghiottoneria degna di Vattel. Ché la fede al dito di un lui porta lustro e corone e scettro alla conquista loro. In questa categoria mi tocca ficcare, mio malgrado, la mia migliore amica del mare Silvia che era, neanche a dirlo, bella come una madonnina tascabile e graziosa e tutta moine che come si spalmava la crema da sole lei non ce n'era un'altra...
Questa gattina qui aveva occhi e cuore - durante i mesi a Cala dei Gigli, s'intende (cioè quando io ero viva e presente) - per quelli che, bontà loro, facevano il filo a me e io, che l'avevo messa sul piedistallo in chiesa pendevo dalle sue labbra nel giudizio per aver da lei l'approvazione su questo o quello. Sicché se mettiamo lei arricciava il naso a significare che il malcapitato era uno sgorbio (non lo era affatto, beninteso...) e come diavolo avevo potuto pensare di accompagnarmici, invece di capire il sotterfugio suo, giravo le spalle all'amore. E lei, vittoriosa, dai a lanciar ami ed esche, alla faccia mia, ben lavata col sapone di Marsiglia.
Un'estate, dovevo aver più o meno vent'anni, capitai a Cala dei Gigli con un fidanzato romano e lo servii su un vassoio d'argento alla mia Eleonora d'Arborea. A ripensarci ora, col senno di poi, mi scappa una risata omerica. Ma allora... che batticuore. Glielo presentai, sperando che facesse bella figura. E la fece, eccome. E lei con lui.
La seconda volta, molti anni dopo, smagata e abbruciacchiata dalla vita, quando le feci conoscere l'uomo che doveva condurmi all'altare gli misi addosso (si fa per dire...) a mo' di cintura di castità  una maglietta premaman (indossata da mia cugina in dolce attesa)  che mostrava sul dritto un oblò ben sigillato come a chiudere la pancia a intrusi e sopra, in rosso scarlatto, la scritta, in francese che fa più fine: "Occupeé". Ma per la mia amica - fu solo allora che capii - le malizie erano vita e respiro. Una necessità. Così lei, con due figlie grandicelle e una in arrivo, ricominciò daccapo, come se avessimo ancora diciassette anni, lei, lui e anche io. E io, tra me e me, la perdonai... 

1 commento:

  1. ...insicurezza, desiderio di essere accettati e al centro dell'attenzione denotano immaturità e carenza di affetto..hai fatto bene a perdonarla, ma spero che lei abbia continuato per un'altra strada a cercare quello che le manca... :))

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