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venerdì 2 settembre 2011

Primo amore

A diciotto anni o giù di lì, in una mattina di sole d'oro e di mare d'argento, mi trovai tra le onde di Cala dei Gigli, occhi negli occhi con Carlo. Era questi un quattro quarti di nuorese, condito in salsa piemontese nel cognome e nell'aspetto; dell'isola sua aveva la parlata tutta doppie e lo spirito aspro, solitario; delle brume dell'Alta Savoia si portava addosso due occhi verde oliva, il cognome appunto e i capelli chiari. Fu amore a prima vista, dagli occhi all'anima, in ascensore, un amore e basta e pure ricambiato. Al mattino presto, incoronata di viole, scendevo in spiaggia a precipizio, sapendo che, verso le undici, ecco apparire all'orizzonte la barchetta di Carlo, un cosino color fiordifragola, con un motorino tossicchiante in camicia bianca. Il barchino veniva tirato a riva con un colpo leggero appena la prua sfiorava la battigia e Carlo, con un salto, era giù. Insieme, in cielo. Salivo, saliva e via verso le nostre isole nella corrente. Tavolara ci dava il benvenuto sulla timida spiaggia di ciottoli  che sembava dar le spalle al sole e guardava diritto verso Golfo Aranci.
Un giorno eravamo lì distesi a goderci una parentesi di infinito quando, d'un tratto, udiamo il rombo di un motore. Solleviamo teste e sguardi ed ecco, tra i flutti, distinguiamo un mezzo da sbarco color piombo, A bordo, due marinai neri neri che sventolavano le braccia disegnando minacce al vento. "Quelli della Nato", ci diciamo senza bisogno di parole. La Nato allora abbracciava, vietando l'ingresso anche agli innamorati, tutta la parte di Tavolara che confinava con il mare aperto. Difficile distinguere i confini. Comunque... Un salto e, con il cuore a far ginnastica in gola, siamo a bordo. Una fuga. Invano. In un baleno il mezzo ci affianca e, con una risata ben cotta stampata tra due file di denti bianchi, uno dei due disturbatori fa: "What is the time?". Amore e guerra...

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