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martedì 6 settembre 2011

La mia Barbie Malibu

Avevo, da piccola, una Barbie Malibu, abbronzata, con lunghi capelli di plastica d'oro e gli occhi spruzzati di color acqua marina. Era la mia preferita e la riverivo con certi vestitini color cielo che mi cucivano le signorine inglesi e scarpette col tacco, di plastica arancione, o stivali di gomma bianca buoni, nel mondo suo incantato, con la pioggia o con il sole.  La chiamavo a volte Anna altre Margherita, come avrei chiamato una figliola se l'avessi avuta. Non avevo una figliola e non l'ebbi mai; ma una nipotina, invece, arrivò, portata dal vento dell'amore. Una bimba che fu, da subito, cuore del mio cuore e io, forse, del suo. Il mio glielo consegnai nella personcina della mia Barbie Malibu, e, armi e bagagli, nel corredo di  vestitini odorosi di bucato e di accessori, tutti piegati per benino in una valigetta metallica che portava - e porta -  in cima, sotto, e torno torno, tutti i mestieri disegnati a fumetto. E buonanotte.
Quando la nipotina si fece alta come la sottscritta, la valigetta tornò a casa e pure la Barbie Malibu, ma con un braccio penzoloni. La ricoverai allora all'ospedale delle bambole che era (e non è più) un buchetto di negozio polveroso affacciato sulla scalinata di Magnanapoli e accucciato sotto i Mercati di Traiano. La Barbie Malibu riebbe il suo braccio attaccato con un chiodo lì dove noi, bambini degli anni Sessanta, avevamo il cerchietto magico della misteriosa "antivaiolosa" che si faceva in un altrettanto misterioso "ufficio d'igiene"...
D'un tratto, al ricordo che vado a raccontare, mi viene su una gran risata. Siamo a Terni,  ridente cittadina natale della madre della nipotina. Siamo lì, tutti i Ponti o quasi, a festeggiar non so se Pasqua o Natale e la cognata, forse per farmi cosa gradita e addirittura, bontà sua, una sorpresa, si alza, dicendo: "Ti devo mostrare una cosa". Torna, recando una valigetta di vellutello raso,  verde mela, tutta arrotondata che riconosco al volo come la casetta che conteneva le bambole gemelle Lisa e Lucia. La apre e dentro, distese, morte, ecco tutte le sue Barbie, dee per sempre perdute nel launguore eterno della Bella addormentata; sono tutte quante eleganti e nessuna ha un chiodo per gioiello...

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