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venerdì 9 settembre 2011

Gare di mamme

Da piccola gareggiavo con le compagne di classe a chi aveva la mamma più bella. "Vuoi mettere la Rizzi Curbati!", "Non dir scemenze, per me la più bella è la Calistri...". Eran duelli sanguinosi conditi con parole al pepe verde; si intrecciavan pareri, voti, valutazioni. Cadevano le genitrici perdenti come i birilli al bowling. D'accordo, alcune erano afroditi ed elene, ma io, quando vedevo la mia, col foulard di seta allacciato sotto il mento, sorridermi nella penombra timida della Salita San Sebastianello giravo la testa a mo' di gallinella nella speranza che le mie colleghe in uniforme vedessero anche loro la mia regina. Niente affatto: erano pianeti, anch'esse, attratte come api  dal tutù profumato della loro personale rosa materna. Fiori belli e a volte carnivori.
La più bella di tutte, per me, restava la madre della Berti che aveva i capelli color rame a scenderle ad anelli sulle spalle. Una volta, a casa sua, la vidi in vestaglia, una vestaglia punteggiata di pois bianchi persi in un mare blu elettrico. Sul petto generoso un rigoglio di volants incrociati e le maniche, come  campanule, parevano far da damigelle alle mani ben curate. Mi piaceva la mamma della Berti anche perché chiamava la sua bambina "paaserottina" e sorrideva arricciando il naso in un modo che non ho visto far mai più. Diedi dunque il voto alla Berti. Ma mica vinse, nossignore. La mela d'oro andò, invece, alla Rizzi Curbati che era bionda, magra, moderna, con quell'aria da modella americana che oggi è di grido ma che allora era ancora roba nuova e un poco forestiera. Cadde la mia Berti, ma ebbe la sua rivincita quando - qualche mese dopo - fuggì, piantando in asso la famiglia, proprio  con il padre della Rizzi Curbati, il marito della Regina...

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