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domenica 11 settembre 2011

Filosofia alla maionese

E ora che ho raccontato a fior di cuore alcuni fatterelli tragicomici della mia vita (sperando di aver,  a volte almeno, strappato un sorriso, o innaffiato un ricordo) lasciatemi aprire una parentesi graffa - che da piccola mi piacevano tanto - al sapore di tonno e pomodori, spruzzato con il limone della filosofia. E vado subito a cominciare sperando di non risultarvi in uggia.
Ci sono nel palcoscenico del mondo (che è come un gran piroscafo che scivola sul mare della vita), a mio parere, più o meno tre tipi di persone: quelle che tagliano, quelle che cuciono e i clandestini a bordo. Del primo tipo, cioè nella casella dei  "tagliatori" metto  coloro che, pestando i piedi al prossimo loro, cercano di occupar il posto altrui che pare sempre, visto dal mare, un praticello tirolese. Siedono, dunque, nella poltrona numero 30, ma sognano la 31 e posano il giornale sul cuscino color porpora della 29... Sono questi, a mio modesto avviso, la maggioranza buona dell'umanità.
I "cucitori", ossia gli inquilini della seconda casella,  mosche bianche, sono  tutti coloro che, direi con solenne semplicità, prendono, mettiamo, il numero 27 di poltrona e siedono beati  nel posto avuto in sacrosanta eredità dal cielo. Lo fanno, è questo che mi innamora, senza cercar di allungare la mano sul sedile numero 28 e senza sentir la fregola di posare ombrello e cappello sullo strapuntino altrui. E vorrei ben dilungarmi su questa buona razza di uomini, ma  sento voci chiamare dal ponte della nave, voci che si perdono nella lontananza. "E noi? E noi?". Ecco a riempir il terzo cassettino i clandestini a bordo. I clandestini a bordo sono tutti quelli che, nati al mondo come tutti gli altri, sono stati messi però  in un canto,in  un angoletto tanto piccolino che è impossibile persino starci  ritti su un piede solo. Vi stanno in equilibrio, meschini, a stento, con una gamba penzoloni, e sono costretti, per tirarla su, a pagar due volte il biglietto. Pagano, dunque, uno scontrino doppio: al mondo e ai loro simili,  mai sicuri, durante l'intera traversata, di meritare davvero la poltrona numero 28...
Il cerchio si chiude, la parentesi pure e io vado a fare un poco di maionese che dà più gusto a un piatto freddo di filosofia.

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