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mercoledì 13 luglio 2011

L'Ape e il Cavezzale





A metà di agosto, quando Tavolara indossava il suo cappello di nubi, alla prima e alla seconda boa, a largo di Cala dei Gigli, ormeggiavano, dando ombra alla marina, due navi da guerra: l'Ape e il Cavezzale. Di giorno se ne stavano grigie, pigre, deserte (almeno a occhio nudo) e sembravano dormire trasognate sotto i dardi del sole sardo; di notte, però, eccole accendersi di luci far concorrenza al firmamento stellato.

Al sabato e alla domenica diventavano vive. La spiaggia: una passerella di marinai in libera uscita. Balzavano a terra, i soldatini, come vomitati dai mezzi da sbarco che tagliavano il mare, ricamandolo, in un su e giù che mi pareva infinito, di bianca spuma. Noi tappati in casa, per ordine di mia madre, che non si sa mai. Dall'alto della finestra di camera mia, con il naso all'aria e un gatto curioso in testa, osservavo la marcia nel deserto di tutte quelle formiche candide a caccia di una mollica di felicità. Non trovavano niente, meschini, a Cala dei Gigli. Solo la solitudine dell'anello di rena e il respiro della risacca...

Ma un giorno, anzi una sera, non so dire come accadde né perché salì le scale di casa, in un turbine di vento d'amore, un bel pezzo di ammiraglio, moro moro, che pareva candeggiato nella sua divisa color di pulito. Aveva portato in dono per me (proprio per me!), lo stemma dell'Ape e quello del Cavezzale, tutti e due lucidi e nuovi come occhi innamorati, e, per Jane, un invito al ballo di bordo. Quella notte magica, cioè la notte del ballo, il Cavezzale si fece arlecchino lucente e Jane, nei miei sogni, già sposa, negli occhi due stelle.

Sì, sì, col fischio! Il risveglio, brusco, pochi giorni dopo quando le navi, ufficiali e marinai in pancia, salparono e chi si è visto si è visto. Jane, se ne volò in Australia e ancora oggi è signorina. Non restano, a ricordar quell'amore di sole e di vento che i due stemmi. Se ne stanno, ingrigiti, a invecchiare uno accanto all'altro, come sposi annoiati; se ne stanno appesi in croce sul caminetto della villa di Cala dei Gigli. Ma io, sapete che vi dico, ora che sto per partire proiprio per Cala dei Gigli (e a tutti auguro buone vacanze con una riverenza!), li farò di nuovo, olio di gomito, giovani e innamorati come erano, allora, Jane e il suo ufficiale...

mercoledì 6 luglio 2011

Ci vediamo a Tavolara!



In un bel mattino di lucente estate, quando a Cala dei Gigli nuotavano ancora le sirene, eccomi seduta sulla tela cerata e bagnaticcia dell'Hobie Cat di mio fratello Marco. Bave di vento non ce n'erano e il mare, stirato da un sole giaguaro, pareva una lacca cinese. Me ne stavo lì con i piedi a mollo e in testa un nulla annoiato, intanto Marco, a tratti, per far a pugni col tedio, dava uno strattone ai due canini bianchi dei timoni che tagliavano invano il blu...

Mentre, dunque, noialtri due, lì, nella patana, contavamo le mosche, con il sogno di raggiungere lo spalmatore di Tavolara (un miraggio all'orizzonte), vediamo sfilarci davanti, a naso all'insù, uno zodiac color capriccio d'argento, che ricamava dietro di sé una elegante sciarpa di spuma sul pelo dell'acqua. Mani festose sventolano nel saluto, facce di sorriso con i capelli in turbine. ma non so dir perché, in tutti quei visi amici, vedevo una torta in faccia. Nel silenzio rotto solo dal ronzio del motore, si udì, distinto un augurio ridente: "Ci vediamo a Tavolara!". Mi suonò come un gesto dell'ombrello.

D'un tratto, sento sulla pelle il pizzicorio del vento. Ploc. Ploc. La randa si gonfia e il mare è di carta crespa. Per poco non mi prendo il boma in fronte. Strambiamo: schhhh, i due denti bianchi tagliano l'acqua che è un piacere. Abbiamo appena doppiato l'isola Cana quando ci appare come un balenottero tossicchiante che procede a stento, con una codina sbrindellata di schiuma a far da strascico: è lo zodiac partito or ora con il suo bel carico di allegroni. Il motore grande è morto ed è stato sostituito dal fratellino, uno stento nove cavalli. A bordo, tutti intorno al defunto, piegati in due, a squadra, in gran faccende, con pochi sorrisi... Ci vediamo a Tavolara!