Pagine

giovedì 5 maggio 2011

Occhi di marameo



La vigilia di Natale, stretta nell'Ottocentocinquanta color senape ereditata dal nonno Carmine, tutta la famiglia Ponti andava alla messa di Mezzanotte nell'Oratorio di Sant'Andrea, fratellino della gran chiesa di San Gregorio, al Celio che guarda ieri come oggi in faccia il Palatino. Era la messa del gruppo scout di mio fratello Marco, il Roma 51. Gonfia di sonno, col freddo a mordermi le mani e a occhi cuciti, caracollavo in macchina finendo schiacciata in un paciugo di fratelli. Si parcheggiava il macinino ai piedi di una scalinata bianca e solenne che conduceva, dritto per dritto, in bocca alla gran chiesa dedicata all'antico Papa. Ma noi no, sempre controvento. Noi svoltavamo a sinistra, infilandoci in un pertugio buio difeso da un cancelletto maleducato che conduceva, con gran strepiti, in un giardino segreto, ingresso naturale della cappella. Marco, pronti e via, a razzo, dal suo Achela. "Lupi, lupi, lupi!", si accendeva la notte. Tutti sull'attenti, con gli stendardi sghembi puntati al firmamento. Mi passava il freddo mentre ammiravo i soldatini in divisa da boy scout, contando i giorni per diventare, anche io, coccinella...

In chiesa, plebea in platea, avevo occhi solo per Marco, che, come un punto esclamativo, faceva da sentinella all'altare. Resistevo un poco sì e un poco no. Il sonno mi faceva a volte cascar le palpebre. Allora, per tenermi grilla, giravo lo sguardo intorno e mi perdevo nei feroci affreschi, di Reni e di Domenichino, che adornavano quelle stanche pareti. Non ricordo un bel nulla dei supplizi del nostro Apostolo martire lì descritti con minuzia e arte, ma ricordo benissimo, come se l'avessi vista ieri mattina, la bimba bianca e rossa, stretta ai panni di sua madre, che mi fissava con occhi di gatto, occhi di marameo, dall'affresco del Domenichino.

Molti anni dopo la ritrovai, la mia bimba, in un gran quadro proprio del Domenichino, alla Galleria Borghese di Roma. Era lì, proprio lei, tale e quale, che si faceva il bagno in una polla, mentre tutt'intorno mulinavano, in un vortice di archi e frecce, Dee e ninfe cacciatrici. Lei, niente, mi guardava con gli stessi occhi di allora, occhi di marameo. E finalmente capii: il suo marameo era alla mia giovinezza fuggente. Lei sì, lei sola sarebbe rimasta per sempre così, fresca, bambina, bambina nel tempo...

1 commento:

  1. Non puoi essere malinconica alla tua età...la giovinezza è ancora lì fresca e pimpante e gli occhi di marameo sono fatti da una bimba ad un'altra per gioco :) ...io che ho avuto Garibaldi come compagno di scuola che racconto? ti abbraccio

    RispondiElimina