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martedì 17 maggio 2011

L'ornitorinco può attendere



A sedici anni, fidanzata (si fa per dire) con un marchesino che viveva all'attico del Palazzo avito vestito coi panni nuovi dell'albergo di lusso, fui spedita da mia madre in Australia per perfezionare, come se ne avessi bisogno, l'inglese.
Partii immusonita, con la voglia di tornare cucita al cuore. Del viaggio eterno, ricordo solo mille soli al tramonto, cieli di nuvole rosa e, durante il decollo, dopo lo scalo a Bombay, certi indianini, arrotolati in tuniche bianche, che, arrampicati sui tetti delle loro baracchette, sventolavano fazzoletti e larghe foglie vedi di chissà quale pianta. Da lassù mi parevano tutti quanti rondini sul filo, con indosso l'abito della prima comunione...
All'aeroporto di Sydney: solo Jane, rossa e bianca. Poi, il nulla. Un solo ricordo di quei tre mesi agli antipodi conservo nello scrigno dell'anima. Sono sulle Blue mountains in un rifugietto di legno e mattoni con un certo giudice smilzo e montanaro, dalla faccia di carta velina, che porta un cognome di campane a festa. Eccoci, io e lui, distesi nella solitudine, in prossimità di un fiume a spiar la corrente. Sei ore, zitti e mosca, appiattiti sul crinale della riva per avvistare un ornitorinco. Invano! A orecchie basse, torniamo alla base dove ci viene incontro, con una coperta sulle spalle a mo' di mantello, la figlia di lui. Ha dipinto in viso il trionfo dei pigri...

La notte colorò tutto quanto d'inchiostro. D'un tratto, perduta nel sonno, mi sento strapazzare una spalla. Seguo il mio giudice e li vedo: due canguri , lo giuro, facevano a pugni davanti alla nostra casetta mentre il sole, appena sveglio, dava il bianco all'orizzonte. L'ornitorinco può attendere.

1 commento:

  1. Bella esperienza però....anche se a malincuore :)
    Non appena finisco di leggere ti farò la recensione :)Sono un pò impegnata in questi giorni, abbraccione.

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