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martedì 5 aprile 2011

La vendetta di Regina


Per mia madre bambina altezza non era affatto mezza bellezza. Alta un perù, mora e ricciuta, tutta ossa, naso e gambe, avrebbe dato l'occhio destro per essere un robino biondo, un bocconcino delicato come era sua cugina Ninnì, che si capiva già dal nome (o meglio dal nomignolo) che era fatta di zucchero. Questa Ninnì qui, di cui mai seppi il vero nome, era figlia di una delle tante sorelle di nonna Stella, che covava con lo sguardo quela sua nipotina d'oro, regalandole il cuore. Batteva all'impazzata, ma di verde gelosia, quello di mia madre Regina, quando la cuginetta, che so, saltava aggraziata la corda oppure raccoglieva pratoline. Pratolina anche lei...

Un giorno arrivò la vendetta di Regina nella persona del dottor Marinato, che era un omino grigio dalla testa ai piedi. La Ninì languiva avvolta nell'influenza nel suo lettino di viole, mamma e zie tutte in fermento. E Ninnì su e Ninnì giù. Di qua l'ovetto all'ostrica, di là la spremuta di arancia. Il dottor Marinato girò e rigirò la malatina, poi, con una voce dura come il guscio di una noce, sparò: "E studia che non sei mica morta!".

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