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giovedì 24 marzo 2011

Rimpianto antico


Nel mio quadro di Palma de Maiorca, in primo piano, solo, occhi e capelli bruni, con lo sfondo della gran Cattedrale a far ombra alle sue spalle c'è e ci sarà sempre Michel. Era questi un francese catalano fatto e vestito, con quel certo non so che, buono a far innamorare tutto il corso "superior" dell'Università Ramon Lull, dove lui splendeva con il suo spagnolo degno di Filippo II, lasciandomi a raccogliere le briciole iberoromanze...
Fu un'occhiata d'anime e niente di più. La sera uscivamo nel buio, lasciando gli altri - e le altre - ad immaginare chissaché. Ce ne andavamo, invece, io e lui soltanto, in una birreria del porto a scambiarci parole in volo. Fu un pieno d'anima, vuoto di corpo. Un brutto giorno, concluso il corso, Michel partì, tornò dalla sua Emanuelle e io da Nanni. Sulla banchina del porto, cuore spremuto, mi prese la mano e: "Eres la unica", disse. E poi: "Volveremos a vernos!". Una promessa scolpita. Poi lo vidi andarsene, col suo povero sacco svenuto in spalla. Camminò senza mai voltarsi, misurando passi lenti che dovevano dividerci per sempre.
Non lo vidi mai più. Trecce di lettere e di telefonate, certo, e tante parole. Uno di noi, senza un percome, sembrava sempre in ritardo all'appuntamento. Su e giù come in altalena, in un'acchiapparella continua. Passsarono prima i mesi, poi gli anni. E ora che non ricordo quasi più il suo viso, mi torna in mente, come un fiore profumato nel prato della vita.

1 commento:

  1. non c'è niente di più dolce di un ricordo che sfuma nel tempo....quello che poteva essere e non è stato si colora di dolcezza e naviga in una perfezione che nella realtà non esiste....
    Molto tenero, anch'io a volte sospiro con qualche ricordo dell'adolescenza (la gioventù l'ho vissuta da vecchia ) :)

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