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martedì 8 marzo 2011

Pirati della malora


In casa Salini, la domenica sera, si mangiavano i toast e si bevevano danzanti bicchieri di latte. Gli uni e gli altri venivano serviti, con sciarpe di salviette bianche, su un vassoio nella stanza chiamata "saloncino", un'isola che confinava con il cielo e dove regina era la televisione e tutta occupata da due poltrone in simil pelle color amaranto che accoglievano lo zio Carlo e sua moglie. Per Vivian e per i suoi quattro fratelli c'erano sedie tirolesi intagliate, color blu elettrico, con gambe stecche. Avrei fritto cento cotolette pur di partecipare a quel pasto frugale che mi pareva, chissà perché, degno della mensa del Re Sole. Così, alla domenica sera, con la scusa di scegliere un libro di Salgari, uno dei tanti della collezione che sonnecchiava nell'alta libreria incastonata nella prete di fondo del saloncino, salivo su dai Salini "Scusate...", dicevo, mentre Vivian mi lanciava un'occhiata trionfante, con i baffi di latte, in mano un toast con la sua coda filante di sottiletta. Una vittoria: la sua. Me ne tornavo giù dabbasso, a bocca asciutta, con i pirati della malora...

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