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lunedì 24 gennaio 2011

'tacci stracci

Avevo sette anni e qualche scampolo di mese quando Regina decise che era cosa buona e giusta, per me, imparare a suonare il pianoforte. Detto fatto, ogni venerdì pomeriggio, eccomi davanti al cancello color serpe dell'Istituto Sisto vecchio, coricato tra gli orti e i prati della Passeggiata archeologica. Ballerina sulle punte, suonavo il campanello nascosto tra i rampicanti di un'edera scapigliata, la bocca di drago si apriva e mi veniva incontro, con un sorriso d'angiolo, Suor Maria Grazia, rotonda come il mondo, ben tesa nel suo bell'abito al gusto di crema e di limone. Il velo era nero, ma gli occhi di luce. Tre stanzette infilate una nell'altra erano tutta la scuola. In ogni camera un pianoforte a far da sentinella, con la schiena dritta al muro. Durante i mesi invernali si studiava sulla scuola preparatoria del Beyer, che era, per me, un'agonia. Faceva freddo, ma Suor Maria Grazia aveva cuore e mani calde. Quando, però, in giardino cominciavano a fiorire le testoline celesti dei notiscordardime, arrivavano le "sonatine". Iniziava, infatti, la santa preparazione del saggio che si celebrava con le maniche corte nel piccolo teatro del Sisto Vecchio.
Per qualche anno fu Beyer e sonatina. Poi, d'un tratto, Suor Maria Grazia fu messa in soffitta, i saggi amen. Senza neppure essere consultata, mi ritrovai iscritta al Conservatorio che sedeva solenne a un passo da Piazza Navona. Ma tanto questa era allegra e tutta quanta in festa tanto quello era tetro, austero e sembrava dirmi vai via, che ci fai tu qui dentro! Percorrevo, al pomeriggio, stringendo come unica compagna la cartellina dei libri sotto l'ascella, le nude stanze, i corridoi che mi sciaquavano intorno, le scale di marmo morto, senza incontrare anima viva. La mia insegnante, che era alta, sottile e aveva sempre le mani fredde, mi disse, senza tante storie, che usavo le dita come delle zappe e che dovevo ricominciar daccapo. Ricominciai dalle cadute. Ma fu una caduta. Passai, non so neanche io come, il primo anno e poi più nulla. Una domenica, mentre me ne andavo spigolando tra i banchi di Porta Portese, incontrai un compagno della mia classe di teoria, tutto barba e musica. Quando seppe che ce l'avevo fatta (e lui no) esplose in un "Tacci stracci!", con due occhi rotondi e turchini che ancora oggi, non so perché, mi sento addosso quando strimpello "Per Elisa"...

1 commento:

  1. che simpatia Benedetta! sono impegnata in questi giorni, ma aspetto tue nuove dopo il 27! Un bacione e...in bocca al lupo!

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