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sabato 22 gennaio 2011

La dichiarazione d'amore di un avvocato

I miei genitori, ragazzi, si incontrarono per caso sul nastro di sabbia srotolato lungo l'Adriatico che porta l'evocativo nome di Lignano Sabbiadoro. Lei, diciotto anni e basta, orfana di padre, con i capelli tagliati alla maschietta quando tutte le altre dormivano con i bigodini, era ospite di certi zii per parte di nonna Stella che avevano figlioli a scialo e che quindi uno più o uno meno che fa. Lui, ventenne o poco più, cocco di mamma sua, se ne stava in vacanza da pascià dalla zia materna, che figlioli non ne aveva neanche mezzo. Mia madre che vedeva come acido negli occhi il ritorno nel freddo casolare, seduto nella campagna piatta, all'ombra di Pordenone, dove viveva con sua madre (nonna Stella), ce la mise tutta per fare innamorare quel futuro avvocatino, che le parve all'istante un metro e ottanta di affidabilità. Provò, ma il tempo non le fu alleato sicché lui, con le piogge di fine agosto, se ne tornò a Roma e presto, tra una cosa e l'altra, si dimenticò della bella friulana. Lui le mandò una cartolina, lei neppure quella. Non so se fu il nulla di lei o se fu qualcosa d'altro che mosse il ricordo, ma un giorno di primavera, eccolo picchiare alla porta dell'uscio di San Giuliano, con gran scorno di nonna Stella che lo reputò un ladro da allora e per sempre.
Un giorno mia madre mi mostrò la cartolina, figlia unica del loro filarino estivo. Sul dritto il ghirigoro di panna che è la cupola di Sant'Ivo alla Sapienza, sul rovescio, solo una frase: "Stai gioconda!". La dichiarazione d'amore di un avvocato.

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