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giovedì 30 dicembre 2010

Sole e luna

Andavo in una scuola piccola piccola, di suore irlandesi, una sezione per classe. In ogni aula una trentina di noi - bionde, rosse, brune - stirate in una divisa bianca (camicetta) e blu (gonna e golfino). L'istituto Mater Dei apriva il suo portone a bocca di drago sulla timida salita di San Sebastianello. Di mattina presto, alle otto o giù di lì, eravamo tutte in cappella a recitare un mistero del Rosario; in testa, un basco blu che doveva farci penitenti e invece regalava a tutte noi un non so che di allegro con quel pirulino blu, al centro del disco, che pareva solleticare il paradiso...
Alle dieci e dieci, con la pioggia o con il sole, eccoci in terrazzo a pascolare a gruppetti, a due a due, in solitaria, su e già per un terrazzo di graniglia bianca e grigia, che, per guardiani, aveva (ed ha) le torri gemelle della Trinità dei Monti. A volte, lungo il muraglione che faceva da bavaglino alla chiesa trinitaria e da bastione alla rampa di San Sebastianello, ballonzolavano testoline di turisti che mi parevano tutti quanti in visibilio per le liceali "LEGRANDI", come le chiamavamo noi con l'ammirazione naturale dei pigmei per i watussi. Ogni piccola aveva la "sua" grande che era esempio e ideale. Io, ad esempio, avevo occhi soltanto per la Bonghi-Strozzi, con quei suoi gran ciuffi di capelli scalati (e proibitissimi...) sulla fronte, due occhi celesti grandi così e una bocca sempre in esercizio di sorriso.
All'ora di uscita, le grandi - compresa la Bonghi-Strozzi - correvano in bagno a rigirarsi in vita le gonnelle per mostrar ginocchia e gambe. Alcune si passavano veloci in faccia il fard e si lisciavano le ciglia con il mascara nero. Altre si spazzolavano i capelli, sciogliendoli sulle spalle. Guai se le pizzicavano le sister...
Ma un giorno, anzi un triste giorno, me ne tornavo verso casa, percorrendo Via della Croce, con la sola compagnia della cartella sulle spalle. Giunta che fui lì dove la strada annega nella Via del Corso, vidi un paio di ragazzi, sporti fino alla vita dal finestrino della piattaforma di un autobus verde coccodrillo, tutti presi a urlare qualcosa alla "mia" Bonghi-Strozzi e a un'altra grande che l'accompagnava. Udii distintamente il grido: "Ah Fate...". Le due, sole e luna, si scambiarono un sorriso da reginette di bellezza. Subito dopo arrivò la mannaia: "Ah Fate.. Fate schifo!"